Pagina:Delle notti di Young traduzione di Giuseppe Bottoni e del Giudizio universale dello stesso Young.djvu/306

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280 VENTESIMAPRIMA

100Tubo niaraviglioso ancor più estende. l "
Chiedo ad ogni pianeta, in cui m’iaoontro,
Arrestando il mio voi, chi gli diè moto,
Chi splendente lo f e? Dal vasto anello
Di Saturno, ove mille a questa eguali
105Terre sarieno al ciglio afifat ignote,
Coli’ audace cometa ancor più ardito
Spiego il mio volo, e giungo alnn con lei
Tra que’ primarj, e maestosi soli,
Ch’ardon di propria luce, infondon vita
110Air universo tutto * Ed or che miro?
Immenso vuota, ove ogni passo incontra
Infuocate sorgenti, e globi asiai
Più vasti ancor, da cui vengon segnate
Orbite più sublimi. Ancor m’inoltro.
115È senza dubbio queito il primo ingresso
Del palagio, che in cielo abita LI Nume. •
Folle, che dissi? Una magion più eccelsa
Occupa quegli: io son sul suolo ancora .
Ma dove siede mai l’alto Architetto,
120Che fabbrica si altera erse per nido
D’un insetto, dell’uoin? Dunque s’arresti
Adesso il passo, e respiriamo alquanto, .
S’arrestarsi qui puote uman pensiero .
Ove son’io?. Dov’è la terra? E dove,
125O Sol, sei tu? Quanto ristretto è il cerchio
Da te segnato! Io sulla vetta estrema
I>ella natura or sono. Il ciglio mio
Tutta la signoreggia. A mille a mille
Io veggio tratti in giro e cieli-, e mondi
130Sotto al mio pie quai luminosi punti .
Ma segiunii sì lungi, e lidi io premo
Così nuovi per me; può nel mio seno
Tacer la brama di saper quai genti
Sien cittadine di region sì varia
135Da quella ch’io lasciai? Nè so che a questa
Approdasse finora altro vivente.
 „ O voi, che siete dal mio tristo albergo
In tal distanza, che del Sole stesso