Pagina:Delle notti di Young traduzione di Giuseppe Bottoni e del Giudizio universale dello stesso Young.djvu/49

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NOTTE. 23

In un cambio di questi; e mai felice
Fu l’uom, che solo in se medesmo gode
140Quant’esserlo potea. D’un fido amico
Fa duopo all’uom, se pur se stesso ei voglia
In se stesso goder. Allor che in seno
A noi sceso il piacer, fermo vi resta,
Perde vigore, e pochi istanti ha vita.
145Ma se mai si propaga, e d’altri il core
Occupa questi, e torna a noi riflesso
D’un amico dal sen, che i vivi raggi,
Quasi concavo vetro, in se n’accoglie,
Oh qual vita novella acquista, e come
150Di se fatto maggior nostr’alma allora
Accende, infiamma! Il vero ben, la vera
Felicità solo in due cori alberga.
Lungi da noi l’inganno. È sol verace
Quella amistà, che di virtude è figlia:
155Nè tal sarà, se la ragion per base
Non abbia questa, e fia del vizio amica.
Entro il vortice reo di fiamma impura
S’agita l’alma, e di quel foco accesa
Lo seconda, l’accresce, e in quel si perde.
160Ma ben presto la face al suol serpeggia,
L’alma è resa a se stessa, e il vasto incendio
Che in se tutto soffrìa, rammenta appena.
Alla sola virtù d’un cuor si serba
Il bel trionfo, e questa solo accende
165De’ mortali nel sen teneri affetti,
Che distrugger non puote altri che morte.
Quanto è dolce calcar le vie d’onore
Col fido amico, e della gloria al tempio
Poggiar insieme al generoso invito
170Di virtude, e d’amor! Di tutti i doni
D’una vera amistade il più sublime
È questa gara illustre, e sol per lei
S’accresce l’amistà, per lei sen vanno
Di passo egual due fidi amici al trono
175Dell’immortal Sofia. Colà gli aspetta
Felicitade eterna, e d’ambi il crine