Pagina:Delle notti di Young traduzione di Giuseppe Bottoni e del Giudizio universale dello stesso Young.djvu/56

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30 SECONDA NOTTE.

Eran sul volto amato, ed or l’affanno,
Ora il piacer traea dal ciglio il pianto...
Giunge l’ultimo istante; e reso ardito
Dalle ruine istesse al Ciel si volge;
415Senza orgoglio, ma grande, ei già non cede,
Ma dona al Ciel quell’anima sublime,
La spoglia a morte in generoso aspetto.
Ingannati mortali, alla virtude
Fidatevi una volta: ella rispetta
420Un Nume in Cielo, e da quel Nume istesso
Corona, e premio la virtude attende.
     Quando ver l’ampia occidental marina
S’affretta il Sole, ed il vapor, che sale,
E l’ombra, che maggior da’ monti scende,
425Di rugiada, e d’orror empion le valli,
D’alta torre la cima, e l’erta vetta
D’eccelso monte in se ritiene ancora
Del nascoso Pianeta incerto un raggio;
Cosi Filandro in quei lugubri istanti,
430Ministri di terror, di smania, e lutto
All’alme vili, a se medesme ignote,
Tranquillo, lieto, e maestoso in faccia
Tra quell’ombre ferali il capo altero
Erge di gloria cinto. In fronte porta
435L’immagine dell’alma; e splende, e ride
Bella speme in quel volto. Alfin la Morte
Lo ammanta di candor; serto di stelle
Al crin gli cinge, e lo presenta a Dio.