Pagina:Delle notti di Young traduzione di Giuseppe Bottoni e del Giudizio universale dello stesso Young.djvu/58

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32 TERZA

Facil si rende a quel silenzio, o come
20Erudisce i mortali, e all’alma insegna
Quai terribili dogmi in se racchiuda!
Di Filandro tu piangi il fato ancora?
Ma di quel pianto è testimon verace
De’ tuoi giorni il tenor? Chi degli estinti
25Memoria serba, e chi per quelli in petto
Risente amor, del viver suo fa legge
L’ultime voci loro. Il volo stenda
Sonante fama, ed empia turba annunzj
Alle rapine avvezza; alla sua voce
30Palpita l’uom, che inestinguibil sete
Risente in sen per l’ammassato argento,
Che a lui divien più caro: a quello appresso
Veglia le notti, i dì, d’ogni aura trema,
Ed in ciascuno il rapitor paventa
35Tu, che la falce dispietata ingorda
Miri di Morte, e le sue prede al fianco
Cader ti vedi, a più minuto esame
Chiama i momenti; e gelosia ti prende
Per que’ dì, che ad altrui tolse la Morte,
40E che ti lascia ancor propizio il fato?
     Il tempo è un ben ch’è sacro, è gemme, ed oro
Vince col suo splendor: l’uomo nol cura,
O lo fugge qual peso orrido e vile.
Su i dì, che il Ciel ci dona, un tardo ciglio
45Da noi si volge, e disprezzando il grande
Acquisto di virtù, facciam degli anni
Volontario rifiuto. Ah! tu non sai
Di qual prezzo è un istante? All’uom che muore
Va, lo cerca da lui. Non è, qual pensa,
50La folle Gioventù di lustri, e d’anni
Ricca, sicura. Al fianco tuo la Morte,
Che d’inganni si pasce, è sempre assisa.
Sta qual belva, che l’ombra, e i spessi tronchi
Celano al passegger, vegliando, e sempre
55L’opportuno momento avida attende.
E se il colpo t’avventa, allor tu perdi
E vita, e libertà. Speme non resta