Pagina:Delle strade ferrate italiane e del miglior ordinamento di esse.djvu/20

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

19

pri sudditi tornava in Italia ad avvivarsi qualche industria, ma debole, esordiente, immemore affatto delle passate sue glorie.

Intanto le guerre fatali che la dilaniavano allo spirare di quel secolo ed al principiare del successivo, se per molti versi la desolavano, accrescendone la miseria, per altra parte giovarono al progresso de’ lumi in ogni maniera.

Di fatto, restituitasi all’industria qualche attività, si faceano cessare molti abusi, e col rendere la proprietà libera e girevole di mano in mano, grandemente miglioravasi l’agricoltura; onde non poche ricchissime esportazioni, le quali accrescevano grandemente la nostra economica condizione. Ma ne’ traffici restammo affatto dipendenti dall’altrui primato, finchè una nuova rivoluzione commerciale sembra porgerci qualche fondata lusinga, non già di ricuperare quello antico, ma di concorrer colle altre nazioni d’Europa e del Nuovo-Mondo a spartire i profitti maggiori che il gran traffico, tornato fra non molto alle antiche sue vie, sembra promettere1.

Come nascesse cotesto evento or brevemente consideriamo ancora:

La Gran Brettagna, fatta signora dell’India intera, era riuscita a farsi l’arbitra d’ogni speculazione col monopolio del suo commercio; e questo, giunto ai miracolosi sforzi della sua industria fabbrile, pesava ormai sull’orbe intero.

Riuscita vincitrice nella lotta napoleonica, essa non tralasciava però di pagare cara assai la sua vittoria.

Il blocco continentale, reputato un’idea d’impossibile esecuzione, sebben con modi violenti si praticasse, grandemente inci-

  1. Tanto più fondata la è questa lusinga, in quanto l’industria della navigazione, per la singolare, speciale idoneità di tutta la popolazione italiana, abitante le rive del Mediterraneo e dell’Adriatico, è, fra le varie industrie della penisola, quella che trovasi in men cattiva condizione. Anzi, dopo il 1814, in cui era ad ogni estremo di penuria ridotta, quell’industria, protetta dai rispettivi sovrani italiani, impiegata, di preferenza ad ogni altra, negli Stati esteri, risorse grandemente, ed ora presenta un numeroso navilio, con un personale numeroso del pari, come scorgesi al Documento N.°1, Quadro sinottico della marineria italiana.