Pagina:Delle strade ferrate toscane e del migliore ordinamento di esse.djvu/27

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luzioni che ci conducano tardi al pentimento. A questo tema è affidato l’avvenire delle nazioni e dei popoli; e gli uomini di scienza fraternamente uniti, vorranno fecondarlo col frutto delle loro osservazioni e della loro esperienza noi non chiediamo ad essi forbiti discorsi o benesonanti parole, ma osservazioni, ma fatti; avendo in mente la grande massima dei sommi filosofi, che là dove finisce l’osservazione finisce anche la scienza.

Chiuderemo il nostro discorso col pregare i benevoli lettori a guardare ai fatti, e non al nostro modo di esporli: non è stata nostra mente lo stendere un discorso accademico, perchè non ci stimiamo da tanto; e pronti ad accogliere e a rispondere alle osservazioni che ci possano venir fatte, non ci cureremo del riso dei molti, se avremo l’approvazione di un solo fra i buoni1.

  1. Alla fine del nostro lavoro ci è caduta sott’occhio una memoria del sig. ingegnere Lorenzo Corsi d’Arezzo, che abbiamo letta tanto più volentieri, quanto abbiamo veduto fin dal suo principio che concorda in gran parte con le nostre massime. Forse a molti sembrerà che esso serva ad uno spirito di municipio difendendo la linea nazionale per Arezzo; ma noi crediamo che esso serva la Toscana e l’Italia. Molti altri pure hanno scritto forse col medesimo spirito, e senza avvedersene hanno abbracciata la causa della linea italiana. Così avessero fatto i Pratesi, che anch’essi dovrebbero risentire i vantaggi di una comunicazione di tanta importanza; ma essi hanno taciuto, perchè..... Carità di patria ci obbliga a limitarsi solo a dire, che il loro silenzio in tutto, e su tutto, ha fatto si che essi fossero sempre gli ultimi nelle benefiche mire del governo, che sa appena che esistano a pochi passi dalla sua sede. Quest’amara reticenza possa scuotere però i nostri concittadini dalle loro inveterate abitudini, e, preparandosi un migliore avvenire, mostrare a tutti che non vivono retrogradando.