Pagina:Diario del principe Agostino Chigi Albani I.djvu/44

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namento del corpo di truppa che deve avanzarsi sino a Civitacastellana.

i6 Gennaio. — Per una determinazione del tutto inaspettata presa dal Maresciallo Massena (giunto da qualche giorno a Spoleto quale comandante supremo dell’Armata) oggi si è saputo che tutto il corpo di truppa, esistente nell’Umbria, deve traslocarsi nelle provincie di Sabina, Marettima e Campagna e Lazio, ove gli accantonamenti saranno Velletri, Tivoli e Frascati, ed il quartier generale in Albano. In conseguenza di che domani cominceranno a sfilare nelle vicinanze di Roma, vale a dire a Ponte Molle, le truppe suddette, di dove, senza passare por la città, (dicesi) si recarono al loco destino.

17 Gennaio. — È venuta una Deputazione della Sabina per esporre al Governo lo stato di fame assoluto, in cui si trova quella provincia per le requisizioni sofferte».

Il giorno 18 Gennaio cominciarono realmente a giungere alle porte di Roma i vari corpi d’armata francese e un gran numero di gente accorse ad assistere alla sfilata. Ai soldati fu impedito l’ingresso nella città, ma questo venne permesso agli ufficiali, i quali tutti ne approfittarono, e dal provvido Governo vennero alloggiati prima nelle pubbliche locande e poi, essendo queste ripiene, nelle case particolari. Ogni giorno giungevano nuove truppe, riducendo, dice il nostro Diarista, alla disperazione tutti i paesi, dai quali arrivavano continue deputazioni a Roma per domandare pietà inutilmente; ma il Governo del Papa si mostrò impotente a difendere i diritti dei suoi sudditi, e le requisizioni crebbero ogni giorno più in luogo di diminuire. Invano la Curia bandiva tridui ed il Papa si portava a dir mossa nei sotterranei di S. Pietro, Napoleone divenne ogni giorno più invadente ed accampò sempre nuove pretese. Intanto, per far fronte agli straordinari bisogni dello Stato e singolarmente allo sbilancio, cagionato dalle spese del passaggio dell’Armata Francese, con un editto di Monsignor Tesoriere, il Governo si trovò costretto ad imporre una nuova tassa.

Il richiamo del Cardinale Fesch, ambasciatore di Francia in Roma, fece per un momento sperare che il Cardinal Consalvi, coi suoi reclami, avesse vinto, e che i Francesi non volessero più proseguire nella via di soprusi inaugurata, ma fu