Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/123

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 1849  105

Nei giorni 17 e 18 i Napoletani che erano in Albano, Frascati, Genzano, fecero una sollecita ritirata verso Velletri, dove all’istante misero mano a lavori di fortificazioni.

Tale ritirata sembra in seguito della mossa fatta dai nostri, cioè da Garibaldi e Roselli1.

Nel dì 19 si ebbe notizia che i Napoletani aveano proseguita la ritirata sino a Cisterna.

Si dice che i suddetti lasciarono un debito col Comune di Albano di scudi 22 mila e con quello di Genzano di 12 mila.

Nello stesso giorno si requisirono dal Governo i rami appartenenti a Borghese Doria.

Nelle ore pomeridiane dello stesso giorno furono tolti da Ciceruacchio, alla testa di un centinaio della sua banda, i confessionali da varie chiese, dal Popolo, S. Carlo, S. Lorenzo in Lucina, collo scopo di farne barricate; ma qualcuno ne fu anche incendiato2.


  1. Secondo il D'Ambrosio, Relazione della campagna militare Romana fatta dal corpo napoletano nello Stato della Chiesa l’anno 1849, il re di Napoli, informato che i Francesi, per l’onor militare compromesso, volevano essere soli a conquistare Roma e che i Romani meditavano una spedizione, credette prudenza ritirarsi.
  2. Lo Spada non attribuisce questo fatto a Ciceruacchio; il Monitore Romano (1840, N. 107) incolpa uno straniero di aver eccitato il popolo, ed aggiunge che il Governo «fece pervenire una parola al nostro Ciceruacchio, invitandolo ad impedire un atto irriverente e indecoroso alla maestà della religione e del popolo». I Triumviri disapprovarono severamente l’accaduto con un proclama del giorno 20.