Pagina:Dickens - Il grillo del focolare, 1869.djvu/112

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 112 —


No, così aveva creduto; e riguardò desioso per farsene certo, ma no, non vi era alcuna sorpresa in quello sguardo inquieto ed interrogatore, che da principio apparve grave e dolente, poi, nel darsi ragione di tutto, si trasformò in uno strano, timido, indefinibile sorriso. Quindi null’altro vide che la fronte celata sulle mani giunte e la testa china sui capelli sparsi.

Quand’anche l’onnipotenza gli fosse stata concessa in quell’ora, il suo cuore era troppo misericordioso per far pendere la bilancia contro di lei, ma gli doleva di vederla umiliata su quel piccolo sgabello dove spesso l’aveva contemplata con orgoglio ed amore, tanto gaia ed innocente; perciò quand’ella si levò singhiozzando e lo lasciò, egli sentì ristoro nel veder vuoto quel posto, anzicchè occupato da lei un giorno tanto diletta. L’angoscia di quell’istante fu la più amara; essa gli ricordava quanto fosse misero e derelitto ora che l’unico legame della sua vita era spezzato.

Nel suo dolore più lo signoreggiava il pensiero che avrebbe preferito vederla morta ai suoi piedi col loro bimbo sul gelido seno, e più si accendeva di furore contro il nemico.