Pagina:Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio (1824).djvu/577

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di castruccio 245

difficultà, vi si poteva entrare. Occorse che andando una mattina poco poi levata di Sole madonna Dianora che così si chiamava la sirocchia di messer Antonio, a spasso per la vigna, cogliendo, secondo il costume delle donne, certe erbe per farne certi suoi condimenti, sentì frascheggiare sotto una vite intra i pampani, e, rivolti verso quella parte gli occhi, sentì come piangere. Onde che, tiratasi verso quello romore, scoperse le mani e il viso d’uno bambino, che rinvolto nelle foglie pareva che aiuto le domandasse. Tale che essa, parte maravigliata, parte sbigottita, ripiena di compassione e di stupore, lo ricolse, e portatolo a casa, e lavatolo, e rinvoltolo in panni bianchi come si costuma, lo presentò alla tornata in casa a messer Antonio. Il quale udendo il caso, e vedendo il fanciullo, non meno si riempiè di maraviglia e di pietade, che si fusse ripiena la donna. E consigliatisi intra loro, quale partito dovessero pigliare, deliberorono allevarlo, sendo esso prete, e quella non avendo figliuoli. Presa adunque in casa una nutrice, con quello amore che se loro figliuolo fusse, lo nutrirono; e avendolo fatto battezzare, per il nome di Castruccio, loro padre, lo nominorono. Cresceva in Castruccio con gli anni la grazia, e in ogni cosa dimostrava ingegno e prudenza, e presto secondo la età imparò quelle cose, a che da messer Antonio era indirizzato; il quale, disegnando di farlo sacerdote e con il tempo rinunziargli il calonacato, e altri suoi benefizj, secondo tale