Pagina:Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio (1824).djvu/597

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gli amici e dinanzi gli inimici, non restava loro alcuna via aperta alla fuga.

Intanto Castruccio, veduto che i suoi non bastavano a fare voltare e’ nimici, mandò mille fanti per la via del castello; e fattogli scendere con quattrocento cavagli che quello aveva mandati innanzi, li percossono per fianco con tanta furia, che le genti fiorentine non potendo sostenere lo impeto di quelli, vinti più da il luogo che da’ nimici, cominciorno a fuggire. E cominciò la fuga da quelli che erono di dietro verso Pistoia, i quali distendendosi per il piano, ciascuno, dove meglio gli veniva, provvedeva alla sua salute.

Fu questa rotta grande, e piena di sangue. Furono presi molti capi, intra quali furono Bandino de’ Rossi, Francesco Brunelleschi e Giovanni della Tosa, tutti nobili fiorentini, con di molti altri Toscani e regnicoli, i quali, mandati da il re Ruberto in favore de’ Guelfi, con i Fiorentini militavano.

I Pistolesi, udita la rotta, sanza differire, cacciata la parte amica a’ Guelfi, si dettono a Castruccio. Il quale, non contento di questo, occupò Prato e tutte le castella del piano, così di là come di qua d’Arno; e si pose con le genti nel piano di Peretola, propinquo a Firenze a dua miglia; dove stette molti giorni a dividere la preda e a fare festa della vittoria avuta, faccendo in dispregio de’ Fiorentini battere monete, correre palii a cavagli, a uomini e a meretrici. Né mancò di volere corrompere alcuno nobile cittadino, perché gli aprisse la notte le porte di Firenze; ma, scoperta