Pagina:Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio (1824).djvu/623

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dialogo 34

trovi non vi sente dolore, e se pure tal fiata li accade sospirare o piangere, è da lei consolato e levatoli parte del duolo; ma questa pessima passione dell’ira quanto è più lusingata quanto più è persuasa quando si trova accesa, tanto più si rende villana, e più offende. Ottimo è adunque trovarsi ben gagliardo a risistere, e non sentendosi forte, tosto fuggire e ritirarsi in porto, sì come quelli fanno che assaliti dal male caduco, tosto che il sentono venire, ad alcuna cosa s’appoggiano per non cader con pericolo. Orribile passione è questa dell’ira per certo intra tutte l’altre dell’animo perciocchè la passione d’amore non ci sforza ad amare ogni uomo. L’invidia non ci fa portar odio a ciascuno, e così il timore non ci fa temere tutti, ma l’ira non risguarda grado alcuno, anzi sempre sta pronta per offendere, avvenga che ella si volta alli amici, a’ nimici, a’ parenti, a’ figliuoli, e bene spesso ancora ci adiriamo con gli Dii; e quel che è più follia, con le bestie, e con le cose insensate, come si narra di Tamira, che adirato col suo corno d’oro, lo ruppe, e se non era impedito spezzava ancora l’arco. E Serse adirato col mare, lo fece battere; e al monte Ato mandò una lettera in cotal guisa, minacciandolo: Fa’ di non esser difficile a lasciar trarre di te le pietre per l’opera mia; il che se non farai, tagliandoti d’intorno, ti farò gittare in mare. Sì che dell’azioni dell’ira molte ne sono spaventose e terribili, e molte ne sono ancora da ridersene; là onde