Pagina:Dodici monologhi di Gandolin.djvu/137

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

la voce 131

o tal’altra cosa, e il bambino non se ne darà per inteso.... dategli uno scapaccione, capirà subito! Con ciò non intenda menomare in nessun modo la grande efficacia della parola. Prima di tutto essa è fatta per nascondere il proprio pensiero. Ed io sono compreso della più alta meraviglia quando penso che Rossini.... vi parlo di una persona di spirito, ne ha voluto disconoscere l’importanza scrivendo nel suo Barbiere: «Una voce poco fa». Poco fa? Ma una voce fa guadagnare dei milioni! Domandatelo alla Patti e a Tamagno. Oh quale magico potere ha quasi sempre la voce! Sempre a proposito di cantanti, qual’è la voce più fortunata? Quella del tenore.... il tenore è sempre amato dalla prima donna, anche quando si vanta «studente povero» o «deserto in sulla terra», persino quando è costretto a scontare col sangue suo l’amore che pose in sè. Invece il povero baritono non è che un amante deluso, un barbaro genitore o un marito che non riesce mai a cantare un duetto.... con sua moglie. E quale tragedia intima quella di un tenore che per malaugurata metamorfosi di voci si ri-