Pagina:Don Chisciotte (Gamba-Ambrosoli) Vol.1.djvu/256

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238 don chisciotte.

cavalier errante. — È pericolosa molto questa sua impresa? domandò Sancio Panza. — No, rispose il cavaliere dalla Trista Figura: sebbene la sorte potrebbe poi far sì che noi tentassimo una cosa e ne riuscisse un’altra opposta: ma tutto può dipendere dalla tua diligenza. — Dalla mia diligenza? disse Sancio. — Sì, ripigliò don Chisciotte, perchè se sollecito sei a tornare di là dove penso inviarti, terminerà presto la pena mia e presto comincierà la mia gloria. E perchè non è ben fatto ch’io ti tenga più a lungo in curiosità, bramo, o Sancio, che tu sappia che il famoso Amadigi di Gaula fu uno dei più perfetti cavalieri erranti: ma errai dicendo che fu uno, fu il solo, il primo, l’unico, il signore di tutti quanti vissero al suo tempo nel mondo: e mal anno e mal mese abbiano don Belianigi, e quanti hanno detto ch’egli lo uguagliò in qualche cosa, perchè s’ingannano a partito e lo giuro. Aggiungo poi che quando un pittore vuol meritarsi celebrità nell’arte sua, egli procura d’imitare gli originali degli altri pittori che portano il vanto dell’eccellenza; e la stessa regola vale per tutti gli officj o esercizj che servono di ornamento alle repubbliche: così ha da fare e fa chi aspira ad acquistar riputazione di tollerante e prudente, imitando Ulisse nella cui persona e ne’ cui travagli Omero ci offre un vivo ritratto di prudenza e di tolleranza, allo stesso modo che Virgilio nella persona di Enea ci mostra il valore di un figlio pietoso e la sagacità di un valoroso ed accorto capitano. Questi eroi non vennero a noi dipinti quali furono veramente, ma quali avrebbero dovuto essere per tramandare ai posteri un esempio delle loro virtù: e per tal modo Amadigi fu il nord, la stella, il sole dei valorosi ed innamorati cavalieri; e lui dobbiamo con gran diligenza imitare noi tutti quanti militiamo sotto le bandiere di Amore e della cavalleria. Dopo tutto ciò io trovo, Sancio mio, che il cavaliere errante che più lo somiglierà sarà il più vicino alla perfezione in cavalleria: ed una delle cose nelle quali egli mostrò più prudenza, valore, tolleranza, fermezza ed amore si fu quando si ritirò sdegnato dalla signora Oriana a far penitenza nella Pegnapobre, cambiando il proprio nome in quello di Beltenebro, nome certo significativo e adattato alla vita che volontariamente avea scelta. Io conosco che mi è assai più agevole d’imitarlo in questo che in tagliare a mezzo giganti, troncar teste a serpenti, ammazzare idre, speperare eserciti, fracassare armate e disfare incantamenti; e poichè questi luoghi sono tanto a proposito per mandare ad effetto somiglianti risoluzioni, non debbo trascurare l’occasione che mi offrono al presente i loro ricettacoli. — In somma, disse Sancio, che è ciò che ha determinato di fare