Pagina:Don Chisciotte (Gamba-Ambrosoli) Vol.1.djvu/363

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capitolo xxxiii. 345

altri si mette fiducia. Sosteneva però Lotario ch’era necessario al maritato di avere un qualche amico che lo rendesse avvertito delle mancanze che potessero seguire in suo discapito, accadendo talvolta che il soverchio amore portato dal marito alla moglie non gli lasci conoscere o dire a fine di non isdegnarla, che faccia ella o intralasci di fare alcune cose, il fare o non fare le quali sarebbe per ridondarle in discapito o in vitupero: al che, se in tempo un amico lo avverte, si può rimediare assai facilmente. Ma dove troverassi amico sì prudente, sì leale, sì veritiero come lo avrebbe voluto Lotario? Io non so scorgerlo che in Lotario solo, il quale con ogni premura e diligenza prendeva il più vivo interesse per l’onore di Anselmo, e procurava di diminuire od accorciare i giorni stabiliti per le visite alla casa di lui, affinchè il volgo ozioso e la maldicenza non trovassero di che mormorare vedendo un giovane ricco, gentile e costumato, fornito di molte qualità pregevolissime, entrare in casa di una donna sì bella com’era Camilla. Quantunque potesse bastare il suo carattere e la bontà sua ad infrenare le malediche lingue, tuttavia non voleva esporre a verun pericolo la sua riputazione nè quella dell’amico, e quindi la maggior parte dei giorni stabiliti li occupava Lotario in altre cose che facea supporre indispensabili; ed in tal guisa con le lagnanze dell’uno e con i pretesti dell’altro passava il tempo. Un giorno in cui andavano passeggiando amendue per un prato fuori della città, Anselmo tenne a Lotario il seguente ragionamento:

— Credevi tu forse, amico Lotario, che ai benefizii che Dio mi ha impartiti col farmi nascere figlio di tai genitori quali furono i miei, e versando in favore mio con prodiga mano i doni della natura e della fortuna, io corrispondere non potessi con gratitudine pari al bene ricevuto, ed a quello principalmente di darmi te per amico e Camilla in isposa, gioie amendue che apprezzo se non quanto dovrei, almeno quanto posso? Eppure a malgrado di questi vantaggi che sogliono essere quel tutto che rende contenti gli uomini, io sono il più disgraziato e malcontento uomo del mondo. E la ragione di questo si è che da alcuni giorni in qua mi sollecita e tormenta un desiderio sì strano e sì fuor del comune che mi maraviglio di me medesimo, e m’incolpo e meco stesso mi adiro, e procuro di tacerlo e vorrei nasconderlo anche a me stesso; ma poichè sento che mi sarebbe impossibile tenerlo pienamente segreto, voglio deporlo nel tuo cuore, confidando che se con quella diligenza e premura che formano il carattere del vero amico, ti studierai di darmi rimedio, io presto mi troverò liberato dall’angustia che ora mi cruccia; e la mia contentezza, per opera tua, arriverà


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