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354 don chisciotte.

che a buon diritto fa tenere per disonorato il marito della trista moglie, benchè non sappia ch’ella sia tale, nè per ciò sia egli colpevole, nè le abbia dato il menomo impulso a traviare. Non istancarti di udirmi, perchè tutto dee ridondare a tuo vantaggio. Iddio quando creò il nostro primo padre Adamo nel paradiso terrestre, dice la divina Scrittura che lo fece cadere in un sonno profondo, e mentre se ne stava dormendo gli cavò una costola dal lato sinistro di cui formò la prima nostra madre Eva. Adamo poi appena svegliato, disse: “Questa è carne della mia carne ed osso dell’ossa mie„. E Dio pronunziò queste parole: “Per amore di costei l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre, e saranno due in una medesima carne„. Così venne instituito il sacramento del matrimonio, annodato con lacci che la sola morte può sciogliere. Tanta forza e virtù sì grande ha in sè questo sacramento che unisce due persone diverse in una medesima carne; e massimamente risplende la sua potenza nelle buone famiglie, dove benchè il marito e la moglie abbiano due anime, non tengono che una volontà sola. Or poi siccome la carne della sposa è una cosa medesima con quella dello sposo, le mancanze che la deturpano, si trasfondono nella carne del marito, benchè da lui (come si è detto) non siasi dato motivo a tanto male. E siccome un dolore di piede o di quale altro si voglia membro è sentito da tutto il corpo per essere tutto di una medesima carne; così è partecipe il marito nel disonore della moglie per essere una cosa stessa con lei. Pon mente, o Anselmo, al pericolo cui ti esponi, nè voler turbare la quiete in seno a cui vive la tua buona consorte: avverti che ti porta troppo scarso guadagno ciò che vai ad avventurare, e che quello che perderai sarà di sì grande rilievo da non saperlo dire; chè a me mancherebbero l’espressioni a tal uopo. Se quanto ho detto non vale a rimoverti dal tuo sconsigliato proposito, cerca un altro istrumento del tuo disonore e della tua disgrazia, ch’io non voglio esserlo a patto di perdere la tua amicizia, che è la perdita più grande che immaginare mai possa„.

“Ciò detto, si tacque il prudente e virtuoso Lotario, ed Anselmo restò sì confuso e pensoso, che per buono spazio di tempo non potè proferire parola, ma finalmente soggiunse: — Volli, amico Lotario, ascoltarti con l’attenzione che vedesti, e nelle tue ragioni e negli esempi e nelle comparazioni ebbi campo di ammirare il tuo molto discernimento e la vera amicizia che a me ti stringe; e veggo e confesso nel tempo medesimo che se al tuo parere non mi appiglio e persisto nel mio, rinunzio al mio bene, e m’immergo in un torrente di calamità. Hai da sapere però ch’io sono attaccato presentemente da quella infermità a cui sogliono andar soggette alcune