Pagina:Don Chisciotte (Gamba-Ambrosoli) Vol.1.djvu/53

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capitolo iv. 35


dersela con chi non è atto a difendersi; monta sul tuo cavallo, prendi la lancia (chè una ne stava appoggiata alla quercia ov’era legata la cavalla1) ch’io ti farò conoscere qual codardia sia quella che stai commettendo. Il contadino che si vide addosso quella figura carica d’arme, e che già gli faceva balenar quasi la lancia sulla faccia, si tenne per morto, e gli rispose con sommesse parole: “Signor cavaliere, questo ragazzo che sto castigando, è un garzone che mi serve a guardare un branco di pecore che tengo in questi dintorni; ma è disattento per modo che ne va perduta una ogni giorno; e quando io lo punisco della sua trascuraggine o della sua furfanteria, egli mi calunnia dicendo che così lo tratto per avarizia e per defraudarlo del suo salario: ma giuro al cielo e sull’anima mia che egli mente. — Mente dinanzi a me? malvagio villano, disse don Chisciotte; pel sole che c’illumina ch’io a pena mi tengo ch’io non ti passi da banda a banda con questa lancia: pagalo sul fatto e senza osar di replicare, o giuro per Dio che ti polverizzo qui su’ due piedi! scioglilo immantinente„. Il contadino chinò la testa, e senza proferir parola sciolse il ragazzo, a cui don Chisciotte domandò quanto gli doveva il suo padrone; e questi gli rispose essergli debitore di nove mesi in ragione di sette reali per mese. Don Chisciotte fece il conto, e trovò che il credito del ragazzo ammontava a sessantatrè reali; e disse al villano che glieli dovesse sborsare sul momento se non volea morire per la sua mala fede. L’atterrito contadino rispose che attesa l’angustia in cui trovavasi, e pel giuramento già fatto (si noti che non aveva ancora giurato) non ascendeva a tanto quel credito, dovendosi scontare tre paja di scarpe ch’egli aveva somministrate al garzone, ed un reale da lui speso per fargli cavar sangue due volte mentre era ammalato. — Tutto questo, soggiunse don Chisciotte, va bene, ma la spesa delle scarpe e dei salassi servirà a compensarlo delle frustate che senza sua colpa gli hai date; chè se egli ruppe il cuojo delle scarpe che gli pagasti, tu gli hai levata la pelle dal corpo; e se hai pagato un barbiere che gli cavasse sangue quando era infermo, tu glielo cavasti poi sano; e però egli non ti è debitore di nulla. — Il male si è, signor cavaliere, che non ho meco danari, rispose il villano; ma venga Andrea a casa mia, e gli pagherò il suo avere un reale sopra l’altro. — Io andarmene con lui? disse il giovine, sarei pure il bel pazzo! neppure per sogno; chè, quando mi avesse da solo a solo, egli mi scorticherebbe come un san Bartolommeo. — Nol farà, no, replicò don Chisciotte; basta che

  1. Non paja strano che un contadino abbia seco la lancia: gli Spagnuoli di quel tempo, qualunque fosse la loro condizione, portavano sempre o lancia o spada e lo scudo; e ve n’ha testimonianza in altri scrittori.