Pagina:Don Chisciotte (Gamba-Ambrosoli) Vol.1.djvu/60

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42 don chisciotte.

E di questo passo andava proseguendo la canzone sino a que’ versi che dicono:

O di Mantova marchese,
O mio zio e signor carnal.

Ma volle la sorte, che in quel momento passasse di là un contadino del suo paese e vicino suo, che tornava dal mulino dove avea condotta una soma di grano. Vedendo egli un uomo steso in terra a quel modo, se gli fece dappresso, gli domandò chi fosse, e che male avesse, chè tanto si lamentava. Don Chisciotte credette senza alcun dubbio che colui fosse il marchese di Mantova suo zio; però in vece di ogni risposta proseguì la romanza colla quale lo informava della sua sventura e degli amori del figlio dell’imperatore con la sua sposa, nel modo appunto che si canta nella canzone1. Il contadino maravigliato di quelle stranezze, gli levò la visiera, già pe-
  1. Questa romanza d’ignoto autore si trova nel Cancionero stampato in Anversa nel 1555. Ivi è raccontato che Carlotto figliuolo di Carlomagno attirò Baldovino nel Bosco della sventura con intenzione di ucciderlo per divenir poi marito della vedova di lui. Lo lasciò in fatti morto nel bosco con ventidue ferite nella persona. Il marchese di Mantova zio di Baldovino trovandosi per caso a caccia in que’ luoghi sentì i lamenti del ferito, e lo riconobbe. Quindi mandò un’ambasciata a Parigi per domandare giustizia dall’Imperatore, il quale ordinò che suo figlio fosse punito colla morte.