Pagina:Don Chisciotte (Gamba-Ambrosoli) Vol.1.djvu/97

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capitolo ix. 79


troppo. Ed io sono appunto di questo avviso, perciocchè quando doveva quell’autore impegnar la sua penna nelle lodi di sì buon cavaliere, sembra anzi che maliziosamente ne taccia; cosa mal eseguita e peggio pensata, dovendo gli storici avere la verità per primo scopo, e non lo spirito di parzialità: e l’interesse, il timore, l’odio o l’affezione non debbono sviarli dal sentiero della verità, la cui madre è la storia emula del tempo, deposito delle azioni umane, testimonio del passato, esempio e specchio del presente, e ammaestramento per l’avvenire. Ed io so che in questa si troverà tutto ciò che d’aggradevole puossi desiderare; e se vi mancasse qualche cosa di buono sarà per colpa del cane del suo scrittore1, non per mancanza mai del soggetto. In fine, la sua seconda parte, stando attaccati alla traduzione, cominciava a questa maniera.

Inalberate le taglienti spade quei valorosi e inveleniti combattenti pareva che minacciassero il cielo, la terra e l’abisso: sì eccessivi erano l’ardire e lo sdegno di cui avvampavano. Il primo a scaricare il suo colpo fu l’inviperito Biscaino, e fu sì grave e furioso che se non avesse piegata per aria la spada, bastava quel solo a dar fine a sì acerba contesa e ad ogn’altra ventura del nostro cavaliere; ma la buona sorte, che lo riserbava a fatti più luminosi, piegò la spada del suo nemico in guisa che sebbene cadesse sull’omero sinistro, non gli produsse altro male che di lasciarlo disarmato interamente da quel lato, tagliandogli gran parte della celata, e con essa metà dell’orecchio. Tutto questo cadde per terra con ispaventevol rovina, e don Chisciotte rimase malconcio. Deh, chi sarà mai che possa pienamente descrivere la rabbia ch’entrò allora nel cuore del nostro Mancego vedendosi a tale ridotto! Basti dire che si rizzò nuovamente sopra le staffe, e prendendo la spada a due mani tempestò con sì gran furia sopra il Biscaino, cogliendolo in pieno sul guanciale e sulla testa, che ad onta della sua buona difesa, come se gli fosse caduta sul capo una montagna, cominciò a perdere il sangue per le narici, per la bocca e per gli orecchi, ed a barellar con la mula, da cui sarebbe caduto se non si fosse aggrappato strettamente al collo. Gli uscirono però i piè dalle staffe, poi sciolse anche le braccia; laonde la mula, impaurita pel terribile colpo, si pose a correre per la campagna e a tirar calci, e dopo alquanto barcollare stramazzò insieme col suo padrone. Stavasi don Chisciotte con molta gravità guardandolo, ma come lo scorse a terra smontò da cavallo, e lestamente a lui appressatosi, nel presentargli la punta della spada

  1. Cervantes fa qui, senza dubbio, allusione al nome di cane che i Cristiani ed i Mori si davano reciprocamente.