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472 don chisciotte

e mia figlia ci faremo vedere con fasto e con pompa alla corte, verrà ad essere conosciuto mio marito più per mezzo mio che per sè proprio. Non potrà la gente far di meno di chiedere: Chi sono le signore di questo cocchio?„ e un mio servitore risponderà: “La moglie e la figliuola di Sancio Panza governatore dell’isola Barattaria:„ e di questa maniera sarà conosciuto Sancio, ed io sarò stimata e a Roma1 e per tutto. Mi sa male quanto mai si può dire che non si sieno in quest’anno raccolte che poche ghiande in questo paese, ma con tutto questo ne mando a vostra altezza mezzo quartuccio, chè io stessa andai a raccorre nella montagna: non ne trovai di maggiori, eppure avrei voluto che fossero come uova di struzzo. Non si dimentichi la vostra pomposità di scrivermi, chè io sarò sollecita a rispondere dandole avviso della mia salute e di tutto quello che sarà da farle sapere di questo paese, dove resto pregando Dio che tenga in sua custodia la vostra grandezza, e che non si scordi di me. Sancia mia figliuola e il mio figliuolo baciano a vossignoria le mani.

“Quella che tiene desiderio più grande di vedere V. S. che di scriverle

“Sua servitora
“teresa panza„.



Gran piacere ebbero tutti, e specialmente i duchi, nell’udire questa lettera; e la duchessa chiese consiglio a don Chisciotte se fosse ben fatto aprir l’altra diretta al governatore chè s’immaginava dovesse essere singolare. Disse don Chisciotte che l’aprirebbe egli per loro soddisfazione; e, ciò fatto, si trovò ch’era così concepita.


teresa panza a sancio panza suo marito.


Ho ricevuto la tua lettera, Sancio mio dolce, e ti prometto e giuro da cattolica romana che mancarono due dita sole che io non diventassi matta dalla consolazione. Credi pure, fratello, che quando venni a sapere che tu eri governatore, fui all’orlo di cascar morta; chè tu già sai il proverbio: tanto ammazza improvvisa allegrezza quanto gran dolore. A Sancetta tua figliuola scappò l’acqua senza nemmeno che se ne accorgesse per lo puro contento. Io aveva davanti agli occhi il vestito che mi hai mandato; tenevo i coralli al collo regalatimi

  1. Modo di dire usitato al tempo del Cervantes