Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. I, 1928 – BEIC 1814190.djvu/12

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6 i marmi - parte prima


con musiche, donne, e altri piaceri, pigliando aere da scacciare il caldo che ’l giorno eglino hanno preso. Ma sopra tutti gli altri freschi e sopra tutti i piaceri mi par vedere che i fiorentini se lo piglino maggiore: questo è ch’eglino hanno la piazza di Santa Liberata, posta nel mezzo fra il tempio antico di Marte, ora San Giovanni, e il duomo mirabile moderno; hanno, dico, alcune scalee di marmo e l’ultimo scalino ha il piano grande, sopra dei quali si posa la gioventú in quegli estremi caldi, conciosia che sempre vi tira un vento freschissimo e una suavissima aura e per sé i candidi marmi tengano il fresco ordinariamente. Ora quivi io v’ho di grandissimi piaceri, perché, nello svolazzare per aere, invisibilmente m’arreco aliando sopra di loro, e ascolto e veggio tutti i lor fatti e ragionamenti; e, perché son tutti ingegni elevati e acuti, sempre hanno mille belle cose da dire: novelle, stratagemi, favole; ragionano d’abattimenti, di istorie, di burle, di natte fattosi l’una all’altra le donne e gli uomini: tutte cose svegliate, nobili, degne e gentili. E vi posso giurare che in tanto tempo che io stetti a udire le lor serenate (per non dir giornate) mai udí’ parola che non fosse onestissima e civile; che mi parve gran cosa, in tanta moltitudine di gioventú, non udir mai altro che virtuosi ragionamenti. Io vi fo adunque sapere che questo mio diletto che io ricevetti, lo participai con tutti i nostri academici e spesso ne portava su le ali qualch’uno né piú né manco come fece l’aquila Ganimede; ma, perché pesavano troppo, io gli posava in quei nicchi, fra quelle statue di marmo a comodi luoghi, secondo i cerchi, le ragunate, i mucchi, i capannelli, perché udissero l’intero: cosí ciascuno di noi sa render buon conto di tutti i detti, novelle, canzoni e d’ogni cosa detta; e io per il primo darò principio a raccontare le istorie udite, e, dopo me, seguiteranno tutti gli academici che vi si son trovati. Cosí verremo a muovere i pensieri di quegli altri nobilissimi spiriti fiorentini di quella illustrissima academia a dare al mondo gli infiniti bei concetti da poi in qua ragionati, per utile de’ begli ingegni e piacere di tutti gli uomini che si dilettano di legger cose rare e mirabili.