Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. I, 1928 – BEIC 1814190.djvu/53

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ragionamento quarto 47


Tofano. Darebbeti egli il cuore di ridirmi qualche ragione che la dica che le donne son da quanto i mariti? Perché la mia Razzolina ha una certa albagia nel capo che la si chiama sempre sventurata per ritrovarsi sempre sotto l’uomo. Io la voglio consolare un poco: guarda se tu ti ricordi nulla; ti basta l’animo?

Guglielmo. Non a me; ma perché io possi ben bene imparar la cosa, la ne scrive un libro, il quale dá ora, come si dice, un colpo sul cerchio e l’altro su la botte, id est che tiene un pezzo da me e un pezzo da lei e alla fine la tira l’acqua al suo mulino. E per sorte io n’ho uno foglio di sua propria mano scritto nella tasca e presterottelo; ma fa che facci la donna novella, come tu l’hai letto in casa, e che gli abbi nome Torna.

Tofano. Sará pur bene che io lo legga. Vedi che bella lettera la fa!

Guglielmo. Messer Simon dalle Pozze gli insegnò. Guarda se tu vuoi che la scriva bene!

Tofano. La pare a stampa. Deh fammi un piacere: perché io non ho occhiali, leggila tu, acciò che tu abbi il mal anno e la mala pasqua.

Guglielmo. Certo e’ mi si viene. Or siedi e ascolta se la non pare un Tullio.

Tofano. O Dante piú tosto, se la non è per lettera, perché Tullio favellava in bus e in orum.

Guglielmo. Sí che la non sa dire in quibus anche ella! La fa stare il maestro di Cecco a segno che non ha ardir di aprir la bocca.

Tofano. Or di’, via, che la ne sa tanto quanto tu mi di’! Vo’ che tu la facci poetessa.

Guglielmo. «Infiniti sono stati coloro che hanno ricercati molti antichi scritti per saper l’opinioni di ciascuno autore, che dominio teneva il marito sopra la mogliere e che servitú teneva la moglie al marito, per poterne scrivere ad utilitá di ciascuna delle parti; né mai furon ritrovate cose che valessero, anzi tutte favole e novelle, perciò che molti scrittori si messero a scrivere secondo l’opinion loro e non secondo la ragion degli altri. Chi