Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. I, 1928 – BEIC 1814190.djvu/94

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
88 i marmi - parte prima


Lorenzo. Credo che per certo augurio vi menassino la prima volta grand’uomini.

Ciano. Come io ho finita la mia, vo’ menarci dentro il primo uomo di Firenze, se la cosa vale a’ nostri tempi.

Pandolfino. Poco allora cred’io valeva e or manco. Poi lo fece salir le scale e gli mostrò la sala, dicendo: — Qua si può convitare tutto un parentado; le donne possano passeggiarci; questa è la camera della mia donna, queste son de’ miei figliuoli, delle donzelle l’altra; qua si fará la dispensa, in questa si cucinerá e nell’altra di qua dormiranno le serve e di sopra le schiave e di sotto i famigli. — Poi, saliti piú alto, gli fece vedere il luogo della munizione e infinite stanze dispensate per i bisogni d’una famiglia. Quando Seneca ebbe ogni cosa veduto e che Emilio aspettava che egli gne ne lodasse, stette cosí sopra di sé, dicendogli: — Tu m’hai condotto fuori di palazzo per mostrarmi la tua casa: dove è ella? — Oimè! — rispose Emilio — non ve l’ho io mostrata tutta? — Io per me non so che casa si sia la tua: tu cominciasti di sotto a dire: «Queste camere son de’ tali, queste de’ quali»; e cosí per insino in cima ho udito dire d’ogn’altro esser la casa che tua; tu non ci hai pur fatta, se l’è tua la casa, una camera per te medesimo. Or piglia questi tre ricordi e consigli, per la prima volta che io son venuto in casa tua: il primo ricordo fia che mai, o sia la moglie o sia amico di qual sorte si voglia, fidi tutti i tuoi secreti, anzi, quei che sono d’importanza, gli tenghi sempre in cuore. —

Lorenzo. Dico che gli doveva dire che, da quello che non si può far di manco in fuori, l’uomo non doverebbe mai dir cosa nessuna de’ fatti suoi: a me n’è incolto parecchi volte male, perché egli è cosa certa che se uno non sa tenére secreto una cosa sua, manco un altro si potrá tenére. Seguitate.

Pandolfino. — Perché Platone disse: «Chi confida un suo secreto, mette la sua libertá in mano d’un altro». Il secondo consiglio sará che tu non ti occupi tanto nelle faccende particolari o universali che tu non ti riserbi almanco tre ore, fra giorno e notte, di poter pensare alla tua persona solamente e alla tuo vita. —