Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. II, 1928 – BEIC 1814755.djvu/57

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Adormentato. Voi dovevi compor qualche poesia in quelle strettezze.

Disperato. Se non volete altro, quello fu il mio conforto, il fare un’egloga pastorale mesta e dolente.

Adormentato. Piacevi egli dirmene quattro versi?

Disperato. Ancor tutta: e la feci da cuore.

Negligente. So che non mi sarebbe venuto voglia di poetare. Or dateci questo piacere. Disperato.

PASTORALE.

     Mentre che Dafni il gregge errante serba
ove Rimaggio scorre, e Filli a lato,
3 scegliendo fior da fio5 sedendo in l’erba,
     Dono piangeva il lagrimabil fato
del fiorentin pastor che da gli armenti,
6 come candido cigno è al ciel volato.
     Dicea: — Almo Dameta, qual lamenti
per questi ombrosi faggi uditi fôrno,
9 qual tra le selve lo spirar de’ venti,
     quando i rapidi fiumi raffiettôrno
l’usato corso e preser varie forme
12 le ninfe, ch’a te amiche erano intorno!
     De la tua morte pianse ogni orso informe,
e di ciò testimon ne sieno i monti
15 e i marmi ove la spoglia tua si dorme.
     Né piú gustâr le greggie i chiari fonti
né il citiso le capre o i salci amari,
18vedendo in erba i figli lor defonti.
     Crudel le stelle, i fati empii ed avari
Flora, abracciando le tue care spoglie,
21chiamò, né piú diede agni ai sacri altari
     né piú d’aranci ornò né d’altre foglie
i templi pastoral né di verbena,
24 ma disfogò piangendo le sue voglie:
     «Muoiano i cedri in ogni piaggia amena,
che ’l chiaro Arno d’ogn’intorno cinge,
27 e disperga l’odor che l’aura mena,