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ragionamento di diverse opere e autori 87


Stucco. Anzi sí, perché è stupendo. «La terza anima è detta ‛nessamath’ da Moisè, ‛spiracolo’ da Davitte, e da Pittagora ‛lume’, da Agostino ‛porzion superiore’...».

Sazio. Egli si fonda benissimo.

Stucco. Pur che coloro voglin dir ciò che egli intende, ogni cosa sta bene, «... da Platone ‛mente’, da Aristotile ‛intelletto agente ’. E sí come la ‛nepes’ ha il diavolo che e’ le ministra dimonio per tentatore, cosí la ‛nessamath’ha Dio che le ministra l’angelo: la poverella di mezzo da amendue le parti è stimolata; e se per divina permissione s’inchina a far unione con la ‛nepes’, la ‛nepes’ si unisce con la carne e la carne con il dimonio e il tutto fa transito e trasmutazione in diavolo; per la qual cosa disse Cristo: ‛Ego elegi vos duodecim et unus ex vobis diabolus est'».

Sazio. A questo modo tutti abbiamo il diavolo nella anima prima.

Stucco. Voi mi fate venir voglia di ridere. Udite il fine: «Ma se per grazia di Cristo (da altri non può venire un tanto benefizio) l’anima di mezzo si distacca, quasi per lo taglio del coltello della parola di Cristo, dalla ‛nepes ’ mal persuasa, e si unisce con la ‛nessamath ’, la ‛nessamath ’, che è tutta divina, passa nella natura dell’angelo e conseguentemente si trasmuta in Dio. Per questo, Cristo, adducendo quel testo di Malacchia, ‛Ecce ego mitto angelum meum' vuol che s’intenda di Giovanni Battista trasmutato in angelo nella provvidenza divina ab initio et ante secula».

Sazio. Abreviamela questa cosa: salta con il lèggere, perché ho fretta stasera.

Stucco. Ecco fatto: «Non posso fare che io non metta la opinione dello scrittor del Zoar: La ‛nepes’essere un certo simulacro o vero ombra nostra, la quale non si parte mai da’ sepolcri e lasciasi non solamente la notte, ma ancor di giorno da quelli a’ quali Dio ha aperti gli occhi. E perciò che il detto scrittor dimorò all’eremo per quaranta anni con sette compagni e con un figliuolo per cagion di illuminare la scrittura santa, e’ dice che un giorno vide a uno de’ suoi santi e cari compagni