Pagina:Dopo il divorzio.djvu/180

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bronzee passava una grande nuvola gialla a macchiette d’un giallo più scuro, che pareva una enorme spugna pregna d’acqua.

Le donne si ritirarono, e subito cominciò a piovere dirottamente, ma una pioggia dritta, sonora, d’una violenza solenne, senza vento nè tuoni, che durò dieci minuti soltanto, ma allagò il paese.

— Oh Dio, o San Costantino, o Santissima Assunzione! — gemeva zia Martina. — Se Brontu è per via s’inzupperà come un pulcino.

E guardava disperatamente il cielo, ma non smetteva di filare, mentre Giovanna cominciava a preparar da cena. Ascoltando il fragore della pioggia anch’essa sentivasi inquieta, non per il marito, ma per qualche cosa di indefinibile come un pericolo ignoto. Ad un tratto il chiarore giallo che aveva accompagnato la pioggia si fuse ad una luce azzurrognola che veniva dall’occidente: la pioggia cessò di botto, le nuvole s’aprirono, si divisero, se ne andarono, le une sulle altre, le une dietro le altre, come gente che si disperde dopo una grande riunione; per l’aria rinfrescata si diffuse un bagliore glauco, un odore di terra e di erbe secche bagnate, e risuonarono canti di galli che credevano fosse l’alba. Poi silenzio. Zia Martina filava sempre nel portico, nera sullo sfondo glauco del crepuscolo; Giovanna accendeva il fuoco, curva sul focolare, quando udì un nitrito venire per l’aria con un tremore che le si comunicò stranamente: tremando ella si rialzò e guardò fuori. Brontu tornava ed ella aveva paura; di che? di tutto e di niente.