Pagina:Dopo il divorzio.djvu/223

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vi proponevo di maritarvi con mia sorella lo faceva sul serio: pensava di legarvi a me.

— Gesù Cristo mio! mio piccolo Gesù Cristo! — gemè la vedova.

Giacobbe la guardò un momento.

— Tu hai paura, eh? Perchè l’ho fatto, tu chiedi? Ebbene, perchè odiavo quell’uomo. Egli mi aveva bastonato. Egli mi doveva del denaro. Ma mi parve di morire quando condannarono Costantino Ledda. Perchè io non ho confessato allora? Voi dite così, voi! Eh, è facile dirlo; ma farlo era impossibile. Costantino è un buon ragazzo, io pensavo: morrò prima di lui, confesserò tutto. E ciò che fece Giovanna Era mi invecchiò di cento anni. Che cosa dirà Costantino quando ritornerà? Che cosa dirà? — ripetè sommessamente, come interrogando sè stesso. — Che cosa faremo ora?

Zia Anna-Rosa chinò la faccia sulla coltre e sospirò: le pareva sognare un orribile sogno.

Ma neppure un istante pensò che dovevasi occultare la rivelazione del fratello. E dopo?

Due cose parimenti orribili al suo cuore dovevano accadere: o la morte di Giacobbe o la sua condanna. Ella non sapeva quale scegliere.

— Ora ci corichiamo e riposiamo: domani penseremo al da farsi, — disse zio Isidoro. E battè nuovamente la mano sul cuscino. Giacobbe tornò a coricarsi supino e sollevata la mano sana cominciò a contare con le dita:

— Prete Elias uno; poi il sindaco, poi... come si