Pagina:Doyle - Le avventure di Sherlock Holmes.djvu/145

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— Così presto?

— È tutto merito di quel colonnello — soggiunse ridendo — che le portò di ritorno le carte e il ritratto. Gli è che un uomo così non si trova facilmente, e somiglia al povero signor Grisi: gli stessi occhi bellissimi, la stessa voce armoniosa. È venuto varie volte, e quando non viene, scrive. Ah mio Dio, ecco la sua lettera ed io perdo il tempo in ciarle! — e scomparve prima ch’io riaprissi la bocca.

I giorni seguenti invece d’un volto sparato e triste vidi dietro alla tende una testina giovanile, colle guancie rose e gli occhi ridenti.

— A quando le nozze? — chiesi un giorno a Maria.

— Presto, presto — rispose con furbo sorriso — prima di Natale forse.

Mancavano pochi giorni a Natale: faceva un freddo asciutto, frizzante, che gelava le ossa e nel mentre camminavo frettolosamente, osservai un uomo dall’aspetto malaticcio, miseramente vestito che sembrava mi pedinasse. Quando mi fermavo a consegnare una lettera si fermava dietro a me, o di fianco alzando i suoi grandi occhi, infossati, alle finestre d’ogni casa.

— Non è la sua — mormorava scuotendo il capo — avanti buon uomo, facciamo presto.

— Poveraccio! — diss’io vedendolo tremare sotto le sue poche vesti, e lasciai che mi seguisse a suo bell’agio.

Avevo una lettera anche per la signora Grisi ed al mio avvicinarsi, vidi una manina bianca che sorgeva fuori dalla finestra.

— Sarà l’ultima forse che riceverà prima delle nozze — pensai, mentre mi avvicinavo alla porta.

— Portalettere! — gridò essa sporgendo fuori anche la testa — date pure a me qui.

Un urlo rauco mi fece volgere il capo verso il mio uomo.

— Virginia! — gridò delirante di gioia — Virginia, sposa mia!

Lo sguardo incerto si era mutato in uno di serena gioia. Il volto della signora Grisi invece era