Pagina:Doyle - Le avventure di Sherlock Holmes.djvu/147

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d’una pallidezza terrea, i suoi begli occhi dilatati d’orrore.

— Virginia! — replicò egli stendendole le braccia — mia adorata Virginia!

La giovane donna non si moveva e solamente quando l’uomo rapidamente s’avviò alla porta, si udì un gemito: la vidi vacillare e cadere all’indietro.

— Signor Grisi — esclamò Maria aprendo, oh perchè siete rimasto tanto tempo fra gli assenti? — indicando il corpo irrigidito della sua padrona.

— Assenti! — ripetè egli passandosi una mano sulla fronte — assenti!

— Ed ora è perduta anch’essa — gemette la fantesca, componendo pietosamente le vesti e le braccia della povera sposa.

L’ultimo raggio d’intelligenza si spense negli occhi del povero esule ed un riso raccapricciante eruppe dalle sue labbra:

— Olà, udite le trombe, il cannone.... e fuggì via come respinto da un demone.

Poco mi rimane a narrare: a quanto sembra il povero uomo era stato trovato qualche giorno dopo la battaglia da alcuni contadini, vagante per la campagna, mezzo nudo: una ferita nella testa dimostrava la ragione del suo sguardo folle e quella povera gente impietosita, lo raccolse e lo curò.

La ferita cicatrizzò ed egli, immemore del suo nome, della sua patria e del passato andò ramingando di paese in paese soccorso dalla carità pubblica.

Un giorno, essendo caduto, quella scossa gli ridonò in parte la memoria e cioè rammentò il volto della sposa, una città, una via.... Era meglio per lui che la memoria non gli fosse ritornata!