Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/155

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Ma nel suo zelo il degno carceriere aveva ingigantito con tutta la potenza della sua immaginazione l’officio statogli imposto. Per lui Cornelio aveva preso la proporzione gigantesca di un delinquente di prima classe; ed era in conseguenza per lui divenuto il più pericoloso de’ suoi prigionieri. Sorvegliava ogni suo movimento e lo lasciava sempre con viso crucciato, facendogli portare la pena, com’egli diceva, della sua orribile ribellione contro il clemente Statolder.

Egli visitava tre volte il giorno la stanza di Van Baerle, credendo sorprenderlo in fatto; ma Cornelio aveva renunziato alle corrispondenze dacchè aveva presso la sua corrispondente. È parimente probabile che Cornelio se avesse ottenuto la sua intiera libertà e pieno permesso di ritirarsi ovunque gli fosse piaciuto, avrebbe preferito a ogni altro domicilio il domicilio della prigione con Rosa e con i suoi talli.

E di fatti ogni sera alle nove Rosa aveva promesso di venire a discorrere col caro prigioniero, e fin dalla prima sera, lo abbiamo visto, Rosa aveva mantenuta la parola.

L’indomani ella salì come la sera innanzi col medesimo mistero e con le medesime precauzioni. Solamente aveva fatto proposito di non accostar troppo la faccia alla graticola. D’altronde per entrare ad un tratto in discorso, che potesse sul serio occupare Van Baerle, ella cominciò da porgerli a traverso alla graticola i di lui tre talli sempre rinvoltati nel medesimo foglio.

Ma a gran meraviglia di Rosa, Van Baerle respinse la di lei bianca mano con la punta delle sue dita. Il giovine aveva riflettuto: