Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/197

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— E lui..... lui..... in quel frattempo?

— Vedevagli brillare gli occhi ardenti come quelli di un tigre attraverso le frasche.

— Vedete voi? vedete voi? disse Cornelio.

— Poi facendo finta d’aver finito, mi ritirai.

— Ma solo dietro la porta del giardino, eh? Dimodochè dalle fessure o dal buco della chiave voi poteste vedere, una volta partita, ciò ch’egli facesse.

— Aspettò un momento senza dubbio per assicurarsi che io non ritornassi; poi escì fuori a passo di lupo, si avvicinò alla casella con un lungo giro: poi giunse alfine alla sua meta, cioè di faccia al punto dove la terra era di fresco smossa, si arrestò con aria indifferente, girò il guardo attorno, interrogò ciascun angolo del giardino, interrogò ciascuna finestra delle case vicine, interrogò la terra, il cielo, l’aria, credendo di essere affatto solo, affatto isolato, affatto fuori di vista a chicchessia, precipitossi sulla casella, cacciò le sue due mani nella terra molle, levonne una porzione, che sbriciolò delicatamente tra le sue mani per vedere se vi si trovasse il tallo, ricominciò per tre volte la stessa faccenda, ed ogni volta con una azione più ardente fino a che, cominciando a comprendere di essere uccellato, si ricompose, benchè roso dalla stizza, prese la zappa, spianò il terreno per lasciarlo nel medesimo stato in cui trovavasi, prima che lo rimescolasse, e tutto arrabbiato, tutto sbuffante, riprese il cammino verso la porta, affettando l’aria innocua di un ordinario passeggiatore.

— Oh! disgraziato! mormorò Cornelio asciugandosi le gocce di sudore che gli sgorgavano dalla fronte. Oh! disgraziato! io l’avevo indovinato. Ma del tallo,