Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/221

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

207


— Davvero!

— Mentre aprivasi il tulipano, io scriveva, perchè non volevo che andasse perduto neppure un secondo. Leggete la lettera, e ditemi se va bene.

Cornelio prese la lettera e lesse uno scritto ancora moltissimo migliorato dacchè egli avea ricevuto quelle due parole:


«Signor Presidente,

«Tra dieci minuti forse il tulipano nero sboccerà; e appena ciò sia, io vi invierò un espresso per pregarvi di venire in persona a vederlo nella fortezza di Loevestein. Io sono la figlia del carceriere Grifo, quasi prigioniera quanto i prigionieri di mio padre, sicchè da me non potrei recarvi questa maraviglia. Il perchè oso supplicarvi a venirvelo a prendere da voi.

«Mio desiderio sarebbe che si chiamasse Rosa Barlaeensis.

«È sbocciato, è nerissimo... Venite, signor Presidente, venite.

«Ho l’onore di essere vostra umilissima serva

«Rosa Grifo.


— Va benone, va benone, mia cara Rosa. Questa lettera è una maraviglia; non l’avrei scritta io con tanta semplicità. Al congresso darete tutti i ragguagli che vi saranno richiesti; saprassi come il tulipano sia cresciuto; di quali cure, veglie e timori sia stato cagione; ma ora, Rosa mia, ora non un istante da perdere... L’espresso! l’espresso!