Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/237

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IX


Il presidente Van Herysen.


Rosa lasciando Cornelio, aveva preso il suo partito; ed era, o di rendergli il tulipano rubatogli da Giacobbe, o di non rivederlo mai più.

Essa aveva visto la disperazione del prigioniero, doppia e incurabile disperazione.

E poi da un canto era una separazione inevitabile avendo Grifo a un tempo sorpreso il segreto del loro amore e dei loro convegni.

Dall’altro era il rovesciamento di tutte le speranze d’ambizione di Cornelio Van Baerle, e tali speranze nutrivale da sette anni indietro.

Rosa era una di quelle donne, che non si perdono mai di coraggio, piene di forza contro un male estremo trovano nel male medesimo l’energia per combatterlo, o la risorsa per ripararlo.

La giovanetta rientrò nella sua stanza, vi gettò un ultimo sguardo per vedere se mai si fosse ingannata, e se il tulipano fosse per disgrazia in un qualche cantuccio, e quindi sfuggito alla sua vista. Ma Rosa cercò invano: il tulipano non v’era più, il tulipano era stato rubato.

Fece un fagottino delle bricciche che le sarebbero necessarie, prese i suoi trecento fiorini di risparmi, cioè tutta la sua ricchezza, frugò sotto i suoi merletti, ov’era riposto il terzo tallo, se lo cacciò delicatamente in seno, chiuse la sua porta a doppia mandata per ritardare di tutto il tempo necessario per