Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/327

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— Ah! pur troppo è vero! Dio li ricompensi secondo il merito!

— Caro Cecchino, tu sai cosa dica il boia al misero paziente, quando lo abbraccia, prima di tirargli il collo o di scorciarglielo?

— No.

— In quell’abbraccio veramente fraterno: Perdonami, dice, o fratello; che se non fossi io, sarebbe un altro.

— E questo che cosa c’entra?

— C’entra benissimo; anzi ci sta a capello. — Quando gli Stati liberi per l’infiacchimento del pubblico costume, delle pubbliche leggi, del vivere sobrio e laborioso si addanno a mere lucrose speculazioni per rendere il vivere proprio più agiato, e anche più rilasciato: allora bisogna che cadano in mano di un assoluto Signore, che si prenda la briga di pensare per tutti e di fare per tutti, giacchè ogni cittadino si è avvezzato a pensare solamente per se. E allora sono inutili i lamenti contro un povero diavolo che si carica di tutti i pensieri, che ormai notavano l’universalità dei cittadini. Costui può francamente ripetere il detto da me riferito: Fratelli perdonatemi, anzi potrebbe dire, ringraziatemi: che se non fossi io sarebbe un altro.

— Scherzate, e queste non sono cose da scherzare. Ma scusatemi una domanda. Gli Stati attuali di Europa formati di tante parti disgregate, differenti per lingua, religione, costumi, abitudini, che sussisteranno a lungo?

— No certo; e questa è legge eterna dal momento che Iddio dal Caos, dove pugnavano tatti gli elementi