Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/57

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un istante sotto la sua palpebra. L’officiale vide quel moto di pietà, il primo che il suo severo compagno si fosse lasciato sfuggire; e volendo profittare di quell'ammollimento dell’anima:

— Venite, venite, mio signore, diss’egli, altrimenti assassinano ancora il gran Pensionario.

Ma il giovine aveva già riaperto gli occhi:

— In verità, disse, questo popolo è implacabile. Non v'è da guadagnare a tradirlo.

— Mio signore, disse l’officiale, ma non si potrebbe salvare quel pover’uomo che ha educato l’Altezza Vostra? Se v’ha un mezzo, ditelo; e vi dovessi perdere la vita....

Guglielmo d’Orange, che era lui, increspò la fronte in modo sinistro, estinse il fosco lampo del suo furore che scintillava sulla sua palpebra e rispose:

— Colonnello Van Deken, andate, vi prego, a raggiungere le mie truppe, affinchè prendano le armi ad ogni evento.

— Ma che debbo dunque lasciarvi qui solo in mano di questi assassini?

— Non vi prendete cura di me più di quello che io non me ne prenda, replicò seccamente il principe. Andate.

L’officiale partì con una rapidità, che più che l’obbedienza, mostrava la gioia di non assistere all’odioso assassinio dell’altro fratello.

Non aveva egli ancora chiuso l’uscio della stanza che Giovanni il quale con un ultimo sforzo aveva guadagnato lo scaglione di una casa posta quasi dirimpetto a quella, dov’era nascosto il suo allievo, accennò cadere sotto le percosse, che avventavanglisi da tutti i lati, dicendo: