Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/69

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a’ suoi postimi precisamente tanto calore e frescura quanta ne prescrive il codice dei giardinieri.

Isacco sapeva quasi appuntino la temperatura delle sue cassette; sapeva il peso del vento e lo cribrava in maniera da bilanciarlo giusto giusto allo stelo de’ suoi fiori; talchè i suoi prodotti cominciavano a piacere; ed erano belli e ricercati. Molti amatori erano venuti a visitare i tulipani di Boxtel, che alla fine aveva lanciato nel mondo dei Linnei e dei Tournefort un tulipano col suo nome. Questo tulipano aveva viaggiato, traversata la Francia, entrando in Ispagna era penetrato in Portogallo, dove il re don Alfonso VI il quale, cacciato da Lisbona erasi ritirato nell’isola di Terzeira, ove divertivasi non già come il gran Condè ad annaffiare aglietti, ma a coltivare tulipani, aveva detto «Non c’è male» osservando il suddetto Boxtel.

Tutto ad un tratto in seguito di tutti li studi ai quali erasi dedicato, la passione del tulipano avendo invaso Cornelio Van Baerle, lo fece risolvere a modificare la casa di Dordrecht che, come abbiamo detto, era vicina a quella di Boxtel, e fece alzare di un piano un certo fabbricato d’in sulla corte, che con la elevazione tolse un mezzo grado circa di calore e in iscambio rese un mezzo grado di freddo al giardino di Boxtel, senza contare che diminuivagli la ventilazione, sconcertava tutti i calcoli e tutta l’economia orticola del suo vicino.

Postutto non era questo il solo malanno agli occhi del vicino Boxtel. Van Baerle non era che un pittore, quanto dire una specie di pazzo, che cerca di riprodurre sulla tela, sfigurandole, le meraviglie della