Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/76

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descrizione nessuna potrebbe darne un’idea, Boxtel fu tentato di saltare di notte nel giardino, di sperperarvi le piante, di stritolare coi denti le cipolle e di sacrificare alla sua collera lo stesso proprietario se avesse osato difendere i suoi tulipani.

Ma uccidere un tulipano agli occhi di un vero orticultore è un delitto troppo spaventevole! Uccidere un uomo meno assai.

Intanto in grazia dei progressi che faceva ogni giorno Van Baerle nella scienza, che egli sembrava indovinare per istinto, Boxtel montò in tal parossismo di furore, che meditò di gettare pietre e randelli nelle caselle dei tulipani del suo vicino.

Ma siccome riflettè che l’indomani alla vista del guasto Van Baerle farebbe il referto che si costaterebbe, essendo la strada lontana, che pietre e randelli non potevano cadere dal cielo nel XVII secolo, come ai tempi degli Amaleciti: che l’autore del delitto, benchè consumato nella notte, sarebbe scoperto e non solo punito dalla legge ma disonorato ancora per sempre agli occhi dell’Europa tulipaniera; perciò Boxtel assottigliò l’odio con la frode, risolvendo impiegare un mezzo che non lo potesse compromettere. Lo cercò, è vero, per un pezzo, ma alfine trovollo.

Una sera attaccò due gatti per un piede di dietro con una funicella lunga dieci piedi, e gettolli dall’alto del muro in mezzo della casella maestra, della casella principesca e della casella reale, la quale conteneva non solo la Cornelia de Witt, ma anco la Brabaziana bianca lattata, porporina e rosacea, la Marbrèa di Rotre color panno greggio, rossa e incarnata accesa, e la Meraviglia di Harlem, il tulipano Tortora scuro e Tortora chiaro sbiadito.