Pagina:Eccher - La fisica sperimentale dopo Galilei, 1896.djvu/45

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408 la vita italiana nel settecento

sconvolti gli usi della vita, rotte le barriere fra le nazioni, rialzato l’operaio dalla materialità del facchino a dignità d’uomo pensante, rinnovellate le industrie; — intendo parlare della macchina a vapore.

Naturalmente essa non poteva uscire completa dalla mente di un solo, e tutte le nazioni fanno a gara per attribuirsi la lor parte di merito.

Da noi non mancò qualche tentativo por adoperare il vapore come forza motrice. Ragionando sull’eolipila di Erone Alessandrino, il Porta, ancora nel 1601, si domanda in quante parti d’aria, come allora chiamavasi il vapore, si trasformi un dato volume d’acqua, e riesce con un semplicissimo apparecchio a sollevar l’acqua, per sola pressione di vapore. Nel 1629 Giovanni Branca, architetto della chiesa di Nostra Donna di Loreto, pubblica un trattato “Delle macchine artificiose, tanto spirituali che animali di molto artificio per produrre effetti meravigliosi„ nel quale propone che una grossa eolipila getti il vapore contro una ruota a palette, destinata a far muovere un piccolo mulino. Ma qui finiscono i titoli nostri per l’applicazione diretta del vapore quale forza motrice. Non va dimenticato però, che le esperienze o le leggi su cui la portentosa macchina posa, quasi tutte in Italia per primo furono eseguite o dedotte.