Pagina:Economisti del Cinque e Seicento, Laterza, 1913.djvu/195

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parte seconda - capitolo iI 185

venghino; e nel capitolo precedente si è provato non esser vero. E delli mezzi non se ne tien conto tale, eccetto quando sono tanto potenti, che di necessitá causino o impediscono l’effetto; ma, come ho detto, è provato che l’altezza del cambio non può esser mezzo di non far venire contanti in Regno per le robbe che si estraeno: séguita all’incontro che la bassezza non bisogni per farli venire. Si conclude perciò che, ancorché fusse vera la esperienza predetta, non prova la sua conclusione. E quel che potria operare questa altezza o bassezza di cambio, non a rispetto delli contanti per la estrazione della robba (ché per tal causa nulla giova), ma a rispetto dell’accidente del trafico, forse si dirá appresso.

CAPITOLO III

Se è vera la esperienza detta di sopra.

Ancorché basti per il mio proposito quanto si è provato, che, essendo vera la conclusione ed esperienza, non saria vera la sua massima che l’altezza del cambio sia causa della penuria; con tutto ciò per maggior chiarezza, conforme ho promesso, se discorrerá se siano vere la conclusione ed esperienza. E, incomminciando dall’esperienza, la quale par che mova piú della ragione, tenendo piú del senso e quella dell’intelletto, dico che, se bene mi bastaria negare, per essere suo fondamento detto assunto; con tutto ciò mi contento pigliare il peso di provare il contrario.

Cosa notoria è che quindeci, venti o trent’anni adietro, dato che il cambio fusse basso, mai vennero li detti denari della estrazione della robba in Regno in contanti, e in consequenzia mai abbondò di moneta, poiché, come si è provato nella prima parte, non vi è altra causa di aver denari in Regno. Lo che fa conoscere chiaro la somma, che per conto di detta robba sola saria venuta in Regno, oltre di quella, che per il guadagno nascea al mercante per la bassezza del cambio, come dice che saria venuta in Regno: quale somma in anni quindeci, a sei milioni