Pagina:Elogio della pazzia.djvu/116

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della pazzia 103

gli onori divini; nessuno le ha consecrato alcun tempio; nessuno l’ha nudrita coi vapori delle vittime. Per parlarvi con franchezza, e credo d’avervelo già detto, tanta ingratitudine mi fa grandissimo stupore, ma poco mi curo anche di questo, e secondo la naturale mia facilità prendo la cosa in buona parte. Putirei di saviezza, e sarei indegna di essere la Pazzia, se bramassi questi onori divini. Che cosa mi si offrirebbe sopra gli altari? un poco d’incenso, un po’ di farina, un qualche caprone, un qualche porco; ed io permetterei che si scannassero queste bestie innocenti per ricrearmi l’odorato? Oh che ridicole bagattelle! Io ho un culto, sì, ne ho uno esteso al par del mondo, e me lo rendono tutti i mortali: e perfino i teologi lo consolidano col loro esempio. Io non ho la barbara e crudele ambizione di Diana, che si compiace di vittime umane, e credo invece d’essere religiosamente servita e venerata, quando mi vedo scolpita in ogni cuore, quando dappertutto mi vedo espressa coi costumi e rappresentata col modo di vivere. A proposito di culto, quello che i cristiani rendono ai loro santi non s’aggira quasi mai sul loro amore, e sulla loro imitatione. Oh quanti vi sono che in pien meriggio accendono senza bisogno delle candele ai piedi della Vergine madre di Dio! Ma quasi nessuno si ritrova che segua i suoi esempj di castità, di modestia, di zelo per la causa della virtù. Eppure l’imitazione delle loro virtù sarebbe l’unico culto che maggiormente gradir potrebbe ai beati in ciclo.

A che ho poi da bramare un tempio, se ne ho uno così vasto e così bello com’è tutta la terra? Io non manco nè di ministri, o sacerdoti, se non in que’ luoghi ove non esiste alcun uomo. Non vor-