Pagina:Elogio della pazzia.djvu/123

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certo la più miserabile, la più afflitta, la più invisa agli Dei, se io non mi prendessi cura di mitigare gl’incomodi di una tal professione con un genere particolare di pazzia. Non sono soggetti costoro solamente a quelle cinque imprecazioni e flagelli dell’epigramma greco, ma bensì a seicento altri. Costoro sempre famelici e luridi in quelle loro scuole (o per meglio dire in quelle loro galere, o luoghi di supplizj e di tormenti), in mezzo ad un armento di ragazzi, invecchiano nelle fatiche, diventali sordi nello schiamazzo, intisichiscono nel puzzo, e nelle sozzure. Eppure chi ii crederebbe? Per opera mia, credonsi i pedanti i primi uomini del mondo. Non potete immaginarvi il gusto che provano costoro a far tremare i loro timidi sudditi con un’aria minac-