Pagina:Elogio della pazzia.djvu/178

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della pazzia 165

satrapi, che guerra; e sostengono perfino ch’è dovere d’un vescovo di render l’anima a Dio per difendere l’onore della sua dignità. Anche i preti sono generalmente animati dallo stesso spirito, e non vogliono in conto alcuno degenerare dalla santità de’ loro prelati, per cui non potreste immaginarvi con qual coraggio impugnino l’armi ogni qualvolta si tratti delle decime loro: spade, fucili, sassi, a tutto si da di piglio. Cotali ministri dell’altare non capiscono più in sè dalla gioia, quando vien lor fatto di trarne dalle opere degli antichi qualche passo, con cui atterrire le coscienze; e provare al volgo che loro è debitore di cose ben maggiori che le decime; mentre non v’è mai pericolo che entri nelle loro teste quel che leggesi in moltissimi luoghi intorno ai loro doveri verso il popolo. Dovrebbero almeno ricordarsi che la loro tonsura significa l’obbligo che hanno di viver liberi da ogni umana passione, a fine di consecrarsi totalmente alle cose del cielo. Ma ben lontani dal fare simili riflessioni, s’immergono in ogni sorta di voluttà, e credono d’aver bastevolmente soddisfatto ai loro doveri, all’obbligo del beneficio, com’essi dicono, quando han mormorato in fretta in fretta e fra i denti l’ufficio divino. Dio buono! ci scommetterei che non v’è alcuna Divinità che gli voglia ascoltare, e molto meno che li possa capire: che dico alcuna Divinità? Son persuasa che non s’intendono nemmeno tra loro quando schiamazzano in coro. Ma tanto i sacerdoti, quanto i profani sono benissimo informati dei loro diritti e dei loro emolumenti; e si sa perfino dalle donnicciuole che chi serve l’altare deve vivere dell’altare. Per quello poi che è d’incomodo, i signori preti sogliono prudentemente scaricarlo sulle altrui spalle, e rimandarselo vicendevolmente come il pal-