Pagina:Elogio della pazzia.djvu/37

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raddolcir le pene dei loro educatori e di meritarsi l’affetto di chi ha cura di loro. Si ama quella prima giovinezza che succede all’infanzia; ognuno gode di esserle utile, di promuoverla, di soccorrerla: ma da che cosa la fanciullezza riceve le sue attrattive? Da chi, se non da me, che le accordo la grazia d’esser pazzarella, e per conseguenza di piacere, e di ricreare? Son contenta d’esser tenuta per mentitrice, se non è vero che i giovani mutano interamente carattere, allorquando incominciano a farsi uomini, e colla scorta delle istruzioni e dell’esperienza del mondo entrano nell’infelice carriera della saviezza. Noi vediamo allora svanire a poco a poco la loro bellezza, scemarsi la vivacità, perdere quella schiettezza e quel candore, che tanto piace, e finalmente estinguersi in essi il naturale vigore.

Imperciocchè osservate, o signori, che quanto più l’uomo si scosta da me, tanto meno gode i beni della vita; e in guisa tale s’avanza nella sua carriera, finchè giunge alla fastidiosa e molesta vecchiaia, che diviene a se stesso ed agli altri insopportabile. Giacchè parliamo della vecchiaia, non siavi discaro se per un momento mi vi trattengo. Oh quanto lagrimevoli sarebbero senza di me gli uo-