Pagina:Elogio funebre di Carlo Felice I di Savoia (Marongiu Nurra).djvu/12

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portava egli in seno i suoi sudditi, occupato costantemente dalla grata premura di beneficarli e renderli tranquilli e felici. E chi mai di noi il vide e ’l parlò, che non si sentisse vinto dalla paterna sua tenerezza? che non l’udisse produrre nuovi pensieri a procurarci nuovi beni, e portare sempre alto trionfo dell’intatta Religione dei Sardi? Non eran però questi i primi esempj dell’eminente pietà de’ Reali di Savoja. Da quel grand’albero santo, i cui rami (10) accrebber tanto lustro alla Religione, conobbero gli Stati della Dora e del Po di dover cogliere alla loro felicità frutti immarcescibili per conservare la più favorevole sorte nelle vicende dei tempi. Ma qui non è uopo che io m’accinga a dirvi l’opere gloriose, delle quali oggi menano alto vanto quei fedeli popoli, tra i quali viverà eterna la pietà di tal Monarca. Altre penne più felici, che abbondano nell’illustre Accademia subalpina, renderanno giustizia ad un merito sì eccelso. Sol vi dirò in breve, ch’Egli avea tanto radicata in suo cuor la pietà, che, richiesto all’occasione di dispensar le grazie sovrane, i meriti di cotesta gran virtù bilanciava sì, che a questi non sapeva ricusare alcun favore. Onde considerando sem-