Pagina:Emma Ivon - quattro milioni, Sommaruga, Roma, 1883.djvu/281

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quattro milioni 275


con me le giornate intere, pregandomi sempre di stare al piano e di cantargli le canzoni del nostro paese, che io sapevo a memoria.

Qualche volta, come trasportato da un entusiasmo pazzo, egli mi stringeva al suo petto fino a levarmi il respiro, mi baciava passionatamente, poi fuggiva come inorridito di sè stesso e non si lasciava vedere per qualche giorno.

In breve. Tu, Gonzalo, avrai già capito. Mio padre s’era innamorato di me, come non è permesso di innamorarsi ad un padre. Il mio dubbio prese a poco a poco un’orribile consistenza; quanto più egli lottava colla sua impossibile passione, tanto più essa lo stringeva nel proprio laccio. Come puoi imaginare, io non osavo neppure di dargli l’ombra del sospetto che mi fossi accorta di tale mostruosità. Accettavo le sue carezze come figlia amorosa. D’altronde io ero ancora innocente come una bambina; ma l’istinto non m’ingannava. Ora che so tutto, fremo sempre pensando a ciò che poteva accadere se non avessi preso la risoluzione di fuggire da lui. La crisi stava per scoppiare. Una notte, mentre io ero già andata a letto, egli mi comparve in camera con un pretesto. Egli era brillo, e fu ancora il mio contegno da bimba ingenua che lo disarmò e lo fece rinsavire. Fui salva.