Pagina:Emma Perodi - Roma italiana, 1870-1895.djvu/155

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 143 —

rispondendo al Bertani, una protesta di devota riconoscenza verso la Corona, «di quella Corona che al presente ha la minor dotazione di tutte le altre, di quella Corona che spende la maggior parte della dotazione che riceve, in opere di beneficenza ».

Una interpellanza dell’on. Cavallotti sul Libro Vero dei deputati provoca dichiarazioni del Lanza, il quale combatte la proposta di produrre alla Camera le note che avevano carattere segreto. Il Nicotera, in questa questione non appoggia la interrogazione Cavallotti, ma non ammette pure che il Governo abbia diritto di raccogliere documenti, che hanno carattere privato, nè di conservarli in archivio. L’on. Cavallotti voleva uno scandalo, ma non provocò altro che un battibecco e la Camera non dette ragione all’interrogante.

La discussione più importante che fu fatta al Parlamento, si riferì al progetto ferroviario. Con decreto Reale, il Depretis aveva ritirato il progetto Minghetti e ne aveva presentato un altro, di cui era relatore l’on. Puccini.

A Parigi dal Correnti era stato negoziato con Rothschild un articolo addizionale alla convenzione di Basilea, che portava una economia di 12 milioni sul prezzo stabilito per il riscatto, che ascendeva quasi a un miliardo, e col nuovo progetto il Governo si obbligava a dare l’esercizio provvisoriamente alla Società dell’Alta Italia, e dentro il 1877 a presentare un progetto di legge sull’esercizio delle ferrovie all’industria privata. La legge fu approvata con 334 voti favorevoli e 35 contrari, ma quante animosità non furono sfogate prima che i deputati andassero alle urne!

La Camera votò pure il progetto di legge per la reintegrazione dei gradi militari a coloro che li perdettero per causa politica, l’estensione dei diritti e pensioni ai feriti e mutilati e alle famiglie dei morti combattendo per l’indipendenza d’Italia, quello dei punti franchi, la convenzione fra il duca di Galliera e il Governo per il porto di Genova, la legge sui maestri, quella sul porto di Spezia e l’altra sul permesso di vendita dell’Orto botanico alla Lungara, per riunire a Panisperna tutti gli edifici scientifici della capitale. Questo fu difeso dal Baccelli e dal Sella contro il Toscanelli, che sfogando la sua bile verso il deputato di Cossato, lo rimproverava di voler fare di Roma il cervello d’Italia. L’on. Toscanelli voleva che il cervello fosse egualmente ripartito fra tutte le membra. Questo sproposito scientifico, pronunziato con la petulanza che era propria del deputato di Pontedera, fece ridere l’assemblea.

La Camera prese le vacanze alla fine di giugno, il Senato più tardi.

Vediamo ora come si estrinsecasse in quell’anno la vita di Roma. - Fin dal principio dell’anno il Municipio occupavasi della costruzione dei mercati e specialmente di quello del pesce, o ordinava che fossero presentati dei progetti, uno dei quali fu pure eseguito, ed è quello di San Teodoro, votava di partecipare con 50,000 lire alla costruzione del palazzo delle Belle Arti, accordava 250,000 lire per la ferrovia Roma-Nemi, apriva una scuola elementare a pagamento nel Collegio Romano, con cinque classi, per quegli alunni che volessero continuare gli studi nelle scuole tecniche o nei ginnasi, si occupava degli ospedali, delle costruzioni, ma con lentezza e disordine, per modo che poco si faceva. Una proposta del consigliere Menabrea, peraltro, fu attuata con grande rapidità. Consisteva nel costruire un cavalcavia sulla strada di Sant’Ignazio per riunire la biblioteca Casanatense alla Vittorio Emanuele. Il lavoro fu pronto per il 14 marzo, giorno della inaugurazione della biblioteca. Quella festa, cui assisteva il Principe Ereditario insieme col fiore della cittadinanza romana, dette occasione al Bonghi di pronunziare il suo ultimo discorso come ministro; dotto, elegante ed elevato discorso, che strappò lunghi applausi agli invitati.

L’ultimo atto del Bonghi fu la chiusura della Università Vaticana o Pontificia e del Collegio