Pagina:Emma Perodi - Roma italiana, 1870-1895.djvu/289

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Il 1881.



Guido Baccelli ministro — La partenza dei Sovrani per la Sicilia — «Avanti sempre, Savoia!» — Le accoglienze al ritorno — Prime scaramuccie contro il Baccelli — Le vicende del concorso governativo per Roma — La Camera lo approva, mercè la difesa del Sella — L’abolizione del corso forzoso — La complicazione tunisina — Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Burrasca e crise — Il ministero resta tale e quale — Il Comizio dei Comizii per il suffragio universale — Mazziniani ed evoluzionisti — Le divisioni cessano — La dimostrazione non può recarsi al Campidoglio — Il comizio allo Sferisterio — Balli e pettegolezzi — I granduchi di Russia a villa Sciarra — La carità per Casamicciola — Il sor Cencio Iacovacci muore — Lo scompiglio dell’Apollo — Ballerine e coristi al Campidoglio — Pantalone, cioè il Comune, paga — Elezione di don Augusto Ruspoli e rielezione di Guido Baccelli — Voto di fiducia al ministero — Il trattato del Bardo cagiona la crise — La Sinistra impedisce al Sella di formare il Gabinetto — Depretis presidente del Consiglio — La caccia agli italiani a Marsiglia e le interpellanze alla Camera — Si evita un voto — La legge elettorale divisa dallo scrutinio di lista è approvata — Il prestito per l’abolizione del corso forzoso — La medaglia d’oro a Magliani — Il trasporto della salma di Pio IX — I disordini — Agitazione contro le leggi delle guarentigie — Menotti Garibaldi e gli allievi volontari — La morte di Pietro Cossa — L’abiura di monsignor Enrico di Campello — La furia di costruire — Le disgrazie — Le illusioni sull’avvenire di Roma — I lavori — Il viaggio dei Sovrani a Vienna — L’isolamento dell’Italia — Le solennità vaticane — Morti dolorose — Il Baccelli conferisce solennità agli studi e ne cura l’incremento.



Col nuovo anno incominciò per un cittadino romano, per il professor Guido Baccelli, la sua carriera di uomo di governo. Difatti il 1° gennaio egli prestò giuramento nelle mani del Re come ministro della pubblica istruzione.

Di questo fatto Roma si occupò molto. Il primo romano andato al ministero, però soltanto come segretario generale dell’agricoltura, era stato l’on. Michele Amadei; il Baccelli al governo destava grandi speranze e grandi timori, perchè non era uno di quegli uomini che lasciano indifferente il pubblico. Egli aveva amici devotissimi e devotissimi ammiratori, ma anche acerbi nemici e la sua prima sosta al palazzo della Minerva, non fu davvero scevra di applausi nè di denigrazioni. La sera del 1° gennaio egli assisteva al pranzo di gala al Quirinale, e dopo alla magnifica rappresentazione dell’Aida all’«Apollo» ove erano intervenuti i Sovrani, il duca d’Aosta, tutto il corpo diplomatico e le vaghissime dame della Regina, ornate di ricchi gioielli. Gli occhi erano rivolti quella sera su Guido Baccelli, che sfoggiava la sua nuova uniforme con i ricami dorati e il giorno dopo subito incominciò nei giornali e nel pubblico la discussione sulle riforme che egli intendeva portare nell’insegnamento. Gli si attribuivano idee eminentemente romane e largamente liberali così per l’insegnamento elementare, come per quello secondario, e naturalmente anche queste riscotevano applausi e biasimi.

L’on. Baccelli era ministro appena da tre giorni e già i dimostranti andavano ad acclamarlo