Pagina:Emma Perodi - Roma italiana, 1870-1895.djvu/295

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determinazione di non cenar più in nessun luogo. Al ballo Pallavicini non erano stati invitati i ministri. Questi si recarono dal Re e lo indussero a non andarvi. Il principe Pallavicini saputo del ripicco mandò l’invito a cinque ministri e scrisse una lettera alla Libertà per difendersi. L’invito era giunto tardi e i Sovrani non intervennero al ballo. Allora si cominciò a dire che i Sovrani non dovessero andare altro che alle ambasciate, e alcuni giornali fecero una campagna per provare che la loro presenza in case private poteva esporli a noie. Ma la Corte continuò ad andare ov’era andata sempre, senza badare alle polemiche.

Quell’anno il Principe di Napoli fu iscritto al Collegio militare, ed il Re gli dette come governatore il colonnello Osio, serio e colto ufficiale, che ha diretto sempre l’educazione del Principe Reale finchè questi non ha raggiunto la sua maggiore età. Il Principe dismise allora il costume di torpediniere e incominciò a vestire la divisa degli alunni dei collegi militari e ad uscire in carrozza di corte con livree rosse, accompagnato dal suo governatore.

I Granduchi di Russia passavano l’inverno a Villa Sciarra facendo vita ritirata. Il granduca Paolo, venuto a Roma per salute, usciva meno del fratello Sergio, il quale talvolta faceva escursioni a cavallo accompagnato dai suoi aiutanti di campo. Il 13 marzo il granduca Sergio era appunto andato a visitare il campo delle corse, allorchè l’ambasciatore Uxkull recò a Villa Sciarra l’annunzio dell’attentato allo Czar e della morte di lui. Il granduca Paolo, già molto sofferente, fu dolorosamente colpito da quella notizia, e appena vide tornare il fratello gli si gettò nelle braccia piangendo. I granduchi partirono la sera stessa per Pietroburgo e il Re, mandò loro le sue condoglianze. Appena avuta comunicazione ufficiale della morte del Sovrano, la Corte spedì in Russia una missione straordinaria composta del vice-ammiraglio Martin-Franklin, del colonnello Leitnitz e del cerimoniere comm. Simone Peruzzi, Giunta a Pietroburgo la missione si pose agli ordini dell’ambasciatore Nigra, il quale aveva avuto incarico speciale di rappresentare il Re ai funerali di Alessandro II.

Una ventina di giorni dopo, il granduca Paolo, sempre più sofferente, tornava a Villa Sciarra ed era frequentemente visitato dal conte Schouwolow, inviato a Roma da Alessandro III, per notificare al Re la propria assunzione al trono. In maggio giungevano pure i granduchi Sergio e Costantino, ma la presenza dei tre Principi russi non si avvertiva quasi a Roma, tanto essi evitavano di farsi vedere osservando rigorosamente il lutto. Soltanto prima di partire per Napoli andarono al Quirinale a far visita di congedo al Re, il quale si recò dopo a Villa Sciarra a salutarli.

Il Papa, che cercava di riannodare le relazioni diplomatiche con la Russia, fu largo verso di loro di cortesie, fece illuminare i Musei Vaticani, affinchè potessero visitarli di sera, e concesse molte decorazioni al seguito dei Granduchi. Essi ne ottennero per i funzionari pubblici; anche il prefetto Gravina ebbe la croce di Sant’Anna. Lasciarono doni agli ispettori di pubblica sicurezza e fecero distribuire danari alle guardie e ai carabinieri che avevano fatto il servizio a Villa Sciarra. Era avvenuto, mentre i Granduchi erano qui, il primo terribile disastro di Casamicciola, che aveva destato con sì nobile slancio la carità cittadina, ed essi mandarono 500 lire all’Associazione della stampa, che si era fatta iniziatrice della magnifica festa al Costanzi.

Il teatro di via Torino aveva avuto la singolare ventura di riuscir simpatico al pubblico. I veglioni erano stati affollati, animatissimi ed eleganti, e la festa della stampa per Casamicciola vi richiamò per più giorni una quantità di persone.

Un’altra festa di beneficenza fu quella che dette il principe Torlonia per inaugurare l’asilo infantile di Sant’Onofrio, asilo veramente modello, che non è altro che una delle tante benefiche istituzioni che portano il nome del munifico patrizio romano.