Pagina:Emma Perodi - Roma italiana, 1870-1895.djvu/371

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al Governo l’esercizio provvisorio fino a dicembre. Il Presidente del Consiglio, per esser sicuro degli intendimenti della Camera a suo riguardo, fece questione di gabinetto dell’accettazione della proposta Bonghi, che fu approvata. Cosi il Governo ebbe per sei mesi le mani libere.

Benedetto Cairoli, eletto a Roma e a Pavia, aveva optato per la sua città nativa, cosicchè il primo collegio di Roma era rimasto vacante. Negli amici del Coccapieller sorse allora il pensiero di eleggerlo per liberarlo dal carcere, tanto più che il processo Lopez-Governatori, che si svolgeva ad Ancona, provava che il tribuno non aveva avuto torto svelando certe magagne. La moglie di Francesco Coccapieller voleva far domanda di grazia, e raccolse le dichiarazioni di tutte le persone offese, ma il ministro di Grazia e Giustizia non potè inoltrarla perchè Coccapieller ricusavasi di far la domanda.

Intanto viva era la lotta per l’elezione del i collegio; Coccapieller e don Fabrizio Colonna erano i due nomi per i quali si combatteva ad oltranza. Il patrizio per propiziarsi i trasteverini non sdegnò di recarsi all’osteria di Muzio Scevola, e di accettare una cena dagli elettori. Egli ebbe maggiori voti del tribuno a primo scrutinio; ma nella elezione di ballottaggio Coccapieller vinse. Allora incominciarono le dimostrazioni per ottenere che fosse liberato. I suoi partigiani raccolsero 10,566 firme in un album e glielo presentarono per indurlo a chieder la grazia. Egli finalmente la chiese, ma sdegnando la solita procedura burocratica, fece la domanda e la suggellò indirizzandola al Re. Il direttore delle carceri non osando aprire un plico diretto al Sovrano, lo portò al Ministero dell’Interno, dal quale fu trasmesso a quello di Grazia e Giustizia. L’on. Tajani dovette dunque inviare la domanda senza accompagnarla da un parere, come il ministro suol fare sempre.

Il Re, per avere quel parere, ritornò la domanda all’on. Tajani, dal quale intanto erasi recata una deputazione di elettori del I collegio, guidata dal conte Cristofani. Il ministro assicurò gli elettori che il Re avrebbe fatto subito la grazia Difatti Coccapieller fu rimesso in libertà il 2 settembre ed ebbe dagli elettori calorose dimostrazioni; egli dovette affacciarsi al terrazzo della sua casa in via de Greci e parlare lungamente al popolo.

Il Messaggero aveva proposto che tutti gli amici di Coccapieller si quotassero a 30 centesimi al mese affinchè egli potesse senza pensieri esercitare il suo ufficio di deputato. Il giornale aveva già raccolto più di 2000 lire, che Coccapieller accettò per pagare le multe.

Egli era assai ammalato all’uscir di carcere e partì subito per un paesello sopra a Spoleto, cosicchè la sua elezione turbò poco la calma estiva di Roma.

Oltre il Coccapieller, le Carceri Nuove avevano perduto altri tre ospiti, cioè Vittorio e Lionello de Vecchi e il conte de Dorides, accusati di tradimento. Gli ufficiali superiori chiamati a deporre sull’importanza delle carte sequestrate, avevano dichiarato che esse contenevano il segreto di Pulcinella, che la maggior parte del materiale della nostra marina veniva dall’estero, e altre cose, che quasi quasi fecero parer ridicolo il processo stesso.

Vittorio de Vecchi si dimise da professore delle scuole tecniche di Livorno, Lionello fu sottoposto a un procedimento disciplinare, e il conte de Dorides andò in Francia a raccogliere la ricca eredità paterna, e non si occupò più di giornali, nè di rapporti sugli esperimenti della marina.

La Cassazione di Roma aveva confermata la condanna di Angelo Sommaruga a 5 anni e mezzo di carcere, ma egli era fuggito in Svizzera, e così fra fughe ed assoluzioni erano terminati tutti i clamorosi processi iniziati l’anno prima.

La questione del monumento a Vittorio Emanuele non era ancora definitivamente risulta, perchè non era stato giudicato il concorso per la statua equestre, che doveva coronare il sontuoso edifizio.