Pagina:Emma Perodi - Roma italiana, 1870-1895.djvu/533

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Caro riuscì al Crispi l’augurio e il ricordo dei giorni migliori e sollecito, egli telegrafava al Carducci:

«Il tuo verso conforta e ci eleva in un aere dove tacciono le aspre e faticose lotte della politica, e, rompendo gli aculei della calunnia, prova che non si è lavorato indarno per la patria, se si è onorati dal poeta, che illustra questa età così incerta e turbinosa. Abbiti, in questo giorno a me caro, il bacio della gratitudine».

Le nozze di donna Giuseppina col giovine principe siciliano si celebrarono a Napoli e il Crispi ebbe tante dimostrazioni di affetto in quei giorni da consolarlo delle ferite che i suoi nemici facevangli di continuo. Il Re gli telegrafò i suoi augurii, e insieme con la Regina mandò alla sposa ricchi gioielli. I ministri le regalarono brillanti montati in collana, gli ambasciatori stranieri, i nostri, i sottosegretari di Stato, gli alti funzionari del ministero dell’interno, gli amici, i parenti, i cardinali Hohenlohe e Sanfelice, la famiglia Bismarck, tutti le mandarono ricchi doni. Quasi tutti i ministri e il sindaco di Roma assisterono alle nozze, e quel matrimonio, che si cambiò in una dimostrazione politica, fu l’avvenimento più importante della prima decade di gennaio.

A Roma destò una certa curiosità la riapertura del Ponte Sant’Angelo, allungato, e il bel restauro del castello il quale, liberato dalle opere posteriori di muratura, presentava le sue grandiose linee, nascoste fino a quel tempo.

Contemporaneamente a quella inaugurazione, che fu fatta alla chetichella, avvenne la cessione del Manicomio e del Brefotrofio alla Provincia. Il marchese Berardi prese ad occuparsi dei due istituti con vero amore e unitosi i professori Celli, Panizza e Bonfigli e i signori Piperno e Talli, intraprese molti utili cambiamenti, e per primo quello di mandare i trovatelli a Viterbo, Palestrina e Orvieto a fine di toglierli da locali insufficienti e dannosi allo loro salute.

Il 13 gennaio, insieme con la notizia della vittoria di Coatit giunse a Roma quella della morte di Arnaldo Castellani, figlio dell’illustre Alessandro. Il Castellani da molti anni era in Africa, ove si era portato bene. La sua perdita fu amaramente pianta dalla famiglia e dai molti amici del giovine.

Il Re telegrafò a Baratieri congratulandosi con i soldati per le vittorie di Senafè e Coatit, alle quali forse fu attribuita un’importanza maggiore di quella che avevano.

Il 21 comparve il decreto di chiusura della sessione, che non produsse nessun effetto, perchè era atteso da tutti. In quei giorni, Guido Baccelli, il duca di Sermoneta e don Emanuele Ruspoli, presero l’iniziativa per costituire il comitato per le feste del XX settembre. Poco dopo si costituì il comitato esecutivo eleggendo Menotti Garibaldi presidente, e vice presidenti Giovanni Cadolini e Tommassini. Il Comitato andò dall’on. Crispi chiedendogli l’appoggio del Governo e raccomandandogli che le manovre autunnali si svolgessero nelle vicinanze di Roma. Il presidente del Consiglio garantì che il monumento a Garibaldi e il ponte Umberto sarebbero stati ultimati in occasione delle feste, e che sarebbe stata indetta la gara generale del Tiro a Segno.

Il 25 gennaio, colpito da apoplessia, mentre trovavasi col capitolo in San Pietro, moriva monsignor Isidoro Carini, vice bibliotecario di Santa Chiesa, uomo di rara intelligenza, di vastissima cultura e di sentimenti veramente italiani. Il Papa lo stimava molto ed eragli affezionatissimo, e se la morte di lui fu una perdita per la scienza, fu grave anche per l’Italia. Monsignor Carini, siciliano di nascita, era amico dell’on. Crispi e come ho già detto, a lui dovevasi la creazione del vicariato apostolico nell’Eritrea. Era stato sottratto un codice dalla Vaticana e il ladro era andato con troppa ingenuità ad offrirlo al ministero della Pubblica Istruzione. Di quel furto si parlò mol-